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IN RICORDO DI DON ADAMO ACCOSA FONDATORE DEL TEMPIO DELLA FRATERNITA’ DI CELLA DI VARZI 

Intervista al Sig Ettore Papagna

Il Sig Ettore Papagna ha oltre 70 anni, e da più di 30 è uno dei responsabili del Tempio della Fraternità di Cella di Varzi. (Pv)

Ha vissuto con Don Adamo Accosa la nascita di questa Chiesa e molti degli avvenimenti relativi al suo sviluppo negli anni successivi.

Ha profuso il suo impegno per molti anni e ancora oggi lavora per il Tempio della Fraternità insieme al Sig Matteo; accoglie i gruppi di persone che lo visitano, ne cura la logistica e i lavori di restauro, taglia l’erba del prato……racconta con passione a chi glielo chiede, tutta la storia di questo luogo unico al mondo. 

E’ davvero tra le poche ultime memorie storiche viventi, degli avvenimenti che hanno caratterizzato la vita di questa Chiesa, infatti conosce bene la storia di ogni testimonianza e oggetto che è presente in essa.

D – Chi era Don Adamo Accosa, lei come l’ha conosciuto ?

R –  Don Adamo l’ho conosciuto bene, sua nipote è diventata mia moglie e l’ho visto più volte all’opera qui a Cella di Varzi.

Era nato a Santa Giulietta, un piccolo paese vicino a Cella di Varzi.

Suo papà era morto dopo essere tornato dalla prima guerra mondiale, proprio a causa degli effetti di alcune ferite ricevute in guerra.

Sua mamma faceva la custode del Castello di Cigognola e quando è morto il marito ha dovuto tirare su i figli da sola.

Don Adamo è partito militare per la guerra  stando via diversi anni ed è stato cappellano militare prima destinato in Albania e poi in Grecia.

Nella sua esperienza di cappellano militare ha vissuto  diversi episodi molto significativi .

Una volta si è trovato ad  assistere un soldato morente, di nazionalità inglese, il quale prima di morire gli ha chiesto di portare i suoi effetti personali alla famiglia 

Questo soldato prima di morire ha pronunciato anche le seguenti parole:  “Bisogna fermare questa continua uccisione, la morte in guerra è una cosa inutile e con la vendetta non si costruisce nulla “

D – Parole messe come un seme nel cuore di Don Adamo….

R – Un seme che piano piano è maturato.

Dopo l’ esperienza in guerra, Don Adamo ripropose a se stesso  che avrebbe cercato di fare qualcosa per il ritorno della pace e della concordia tra gli uomini e le nazioni; ma quella inizialmente era  solo un’ intenzione poichè non sapeva con precisione cosa fare in pratica. 

In un primo momento molto indebolito e turbato dalle esperienze al fronte, chiese al proprio Vescovo, di avere una parrocchia isolata, lontana dal mondo. 

Il Vescovo gli segnalò Cella di Varzi, lui andò a vedere il paese e accettò. 

Nei primi anni di servizio si riprese fisicamente e finì per pensare che il suo desiderio di richiamare gli uomini alla fraternità, alla pace e alla concordia tra i popoli, poteva essere realizzato anche attraverso la preghiera e l’educazione a quegli ideali.

Ma poi, accadde qualcosa….

D- Cosa accadde ?

R- Nel Dicembre del 1951 la Chiesa e il Campanile di Cella di Varzi che già erano stati lesionati da una scossa di terremoto, a causa di scivolamenti del terreno, vennero a trovarsi in una zona franosa e il Genio Militare venne a demolire la Chiesa che era in serio pericolo di crollare.   Don Adamo con la sorella si trasferirono a Selvapiana.

Dentro  Don Adamo però il seme che quel soldato inglese gli aveva messo nel cuore, continuava a crescere.

Proprio quando la Chiesa Parrocchiale a lui assegnata, veniva completamente demolita, gli arrivo chiara l’illuminazione sulla direzione da prendere  per realizzare il suo desiderio.

Le macerie, le rovine  della sua Chiesa demolita, gli ricordarono le rovine della guerra, sia quelle causate dai bombardamenti, sia quelle causate dalle ferite e mutilazioni, sia quelle causate dalla vita degli orfani rimasti, e tutte le rovine morali psicologiche e spirituali che erano in quel periodo molto ben visibili.

D-Cosa fece allora ?

R- Decise di raccogliere quante più rovine fosse stato possibile,da tutti i paesi che erano stati tra loro nemici in guerra 

Si ripropose di raccogliere pietre e marmi di Chiese e città distrutte dai bombardamenti, pezzi di armi usate in battaglia, ma anche testimonianze umane di ogni tipo legate alla seconda guerra mondiale e  proprio attraverso quelle rovine costruire una Chiesa che divenisse simbolo della ricostruzione della fratellanza umana.

D- Un’ idea bellissima, come fu accolta?  

R- Come tutte le idee giuste, andò incontro a serie difficoltà. C’era chi diceva che lui era comunista poi  quando inizio’ a spiegare che al Tempio della Fraternità  dovevano esserci le bandiere di tutte le nazioni, ci fu chi passò dal tacciarlo come comunista, a tacciarlo di nazionalista ed esaltato.

Lui voleva solo il dialogo e la collaborazione tra gli ex nemici, infatti il dopoguerra in Italia era caratterizzato ancora da vendette e regolamenti di conti tra fascisti e partigiani.

Proprio nei primi anni 70 al Tempio della Fraternità venne organizzata una Messa celebrata da un Vescovo a cui parteciparono ex capi partigiani ed ex capi fascisti, proprio con lo scopo di riappacificare gli animi.

Ma tornando agli anni dalla fine del 1945 al 1952, Don Adamo continuava a macinare la sua idea con ripensamenti ed esitazioni nel cercare di realizzarla; non gli era chiaro se il suo fosse un sogno irrealizzabile o un piano della Provvidenza,  In questo era sostenuto moralmente solo dalla sorella, finchè ebbe una  spinta  decisiva..

D-Da Chi?

R- Come sempre se un’ opera è di Dio incontra difficoltà tra gli uomini, ma Dio non abbandona colui che si mette in cammino per realizzare una sua opera.

A quel punto ci pensò il Buon Dio a dare forza a Don Adamo.

D- In quale modo ?

R- Nel 1952 Don Adamo andò a Roma per chiedere finanziamenti per la costruzione del Tempio.

A Roma visitò la Chiesa dell’Ara Coeli dove c’era un Gesu’ Bambino che i romani ritengono  sia miracoloso.

Don Adamo voleva baciare questo Gesù Bambino, ma la Chiesa era piena di gente, tuttavia un frate lo chiamò quasi di nascosto dalle persone presenti e gli porse questo bambino da baciare 

Mentre lo baciava Don Adamo senti come una scossa elettrica entrare nella sua persona e percorrerla tutta e in quel momento ebbe la certezza che il Tempio della Fraternità si sarebbe realizzato.

D-Un miracolo dunque.

R- Lo chiami come vuole, sta di fatto che questo stesso episodio si ripetè nello stesso modo anche a Parigi nella Cappella della Beata Vergine Miracolosa.

Di nuovo gli venne portato il Bambin Gesù per un bacio e di nuovo egli sentì una scossa elettrica attraversargli il  corpo e avvertì l’assoluta certezza di riuscire nella  costruzione del Tempio della Fraternità.

Così si rimise a lavorare con forza, iniziando a prendere, da solo, contatti con moltissime persone.

Incontrò Dino Buzzati a Milano che divenne uno dei primi aderenti al iniziativa , poi Orio Vergani un giornalista sportivo, poi Annibale Del Mare un altro giornalista che organizzava delle navi di soccorso per gli emigrati italiani, chiamate “Nave del soccorso fraterno“

Questo giornalista divenne un grandissimo collaboratore di Don Adamo , utilizzando radio e giornali italiani e di tutta Europa, iniziò a procurare “rovine di guerra” da ogni parte del mondo. 

Al suo progetto si interessarono molte persone, aiutandolo concretamente tra cui anche il padre di Tony Renis e Fausto Tommei che era un attore dialettale, il quale  reclamizzò  in America l’idea del Tempio  e lo aiutò in molti modi poiché era un terziario Francescano..

Don Carlo Gnocchi incontrò Don Adamo proponendogli di aiutarlo nella sua opera di ricovero e cura degli orfani mutilati di guerra, ma Don Adamo rispose che lui voleva portare avanti quest’ opera di speranza per gli uomini.  Incontrò anche Giorgio La Pira a Firenze..   Si verificarono poi  altri fatti che sembravano incredibili.

D-Altri miracoli ?

R- Forse più che miracoli si potrebbero chiamare interventi provvidenziali, ma stia a sentire: un giorno di Gennaio del 1952 Don Adamo dice di sentire l’impulso a partire per Torino, lascia tutti i suoi impegni , da Cella di Varzi va a Voghera e da li con il treno raggiunge Torino.<Giunto a Torino vede un treno diretto a Parigi e decide di salire !  Poco dopo si addormenta sul treno e si sveglia quando è già in Francia.

Una volta arrivato a Parigi in questo stato di coscienza che noi forse oggi chiameremo “trance” , si risveglia spaventato chiedendosi  cosa è andato a fare fino lì, quindi si mette a cercare il treno per tornare a Torino.

Mentre si trova così confuso in stazione, sente una voce che in lingua italiana gli chiede se ha bisogno di qualcosa.

Era un operaio italiano che lo indirizza presso alcune suore di carità visto che avrebbe dovuto passare la notte per prendere poi il treno di ritorno a Torino 

Don Adamo va da queste suore e li incontra una  dirigente delle Dame di Carità di Parigi  che gli propone di andare a trovare l’allora  Nunzio Apostolico a Parigi,  Monsignor Angelo Roncalli,  poi eletto Papa con il nome di Giovani XXIII. 

Mentre è in auto con questa signora, Don Adamo illustra le sue idee e allora questa donna accelera l’incontro con Monsignor Angelo Roncalli che lui proprio  non conosceva.

Si incontrarono e ovviamente il futuro Papa lo aiutò in molti modi, facendogli anche arrivare la prima pietra posta per costruire il Tempio della Fraternità.  

D-  Quando iniziarono i lavori per costruire la Chiesa ?

R – Il 7 Settembre 1952 venne posta la prima pietra con una cerimonia molto singolare.

Monsignor Angelo Roncalli, attraverso la Dama di Carità che Don Adamo aveva casualmente incontrato a Parigi, fece arrivare una pietra di una Chiesa distrutta in Normandia durante il famoso sbarco degli Americani.  La pietra fu raccolta dall’altare della Chiesa di Saint Michael de Graignes, nei pressi di Coutances.

Un contadino del posto che aveva 94 anni diede dei soldi che volle fossero murati nella prima pietra  insieme ad una pergamena dello scrittore cattolico francese Pierre l’Ermite. 

La posa della prima pietra fu una cerimonia priva di qualsiasi esaltazione, ma  piena di dolcezza.

Poichè non vi erano strade asfaltate dal paese di Cella alla spianata dove doveva sorgere la Chiesa, gli abitanti del paese organizzarono delle slitte infiorate trainate da buoi per salire fino a questa spianata.  

La slitta su cui era posta la prima pietra avvolta dalla bandiera francese era trainata di un gruppo di bambini.

Su un’ altra slitta c’era un uomo di 84 anni il Cardinal Guerra ex nunzio di Cuba e di Haiti, che benedi’ questa prima pietra con acqua proveniente dalle sorgenti del Danubio,  fatta pervenire con un recipiente metallico, tuttora ancora  visibile in Chiesa. Alla cerimonia era presente anche il giornalista della RAI, Vittorio Mangili.

D- Che bello! Come prosegui la costruzione? 

R- Ormai il ghiaccio era rotto e il materiale tramite corrieri diplomatici arrivava da ogni parte del mondo in questo piccolissimo paese di montagna dell’ Oltrepo’ Pavese.

Consideriamo che in quegli anni c’era chi a Cella non aveva le scarpe e la mattina della Domenica chi si alzava per primo metteva le uniche scarpe che c’erano  per andare a Messa.

Già il fatto che da tutto il mondo arrivasse materiale in un paese di forse 100 abitanti, era qualcosa di assolutamente impensabile, eravamo nei primi anni 50.

Il materiale che arrivava dai luoghi con le strade asfaltate, poi veniva trasportato a Cella con muli o slitte poiché nel paese a quel tempo non vi era strada asfaltata.

Le suore Carmelitane Francesi fecero arrivare una scheggia della cupola della Basilica di Santa Teresa di Lisieux staccata da un bombardamento.

Arrivò materiale  dall’ Australia, Stati Uniti d’America, Russia, Argentina, Giappone, Germania, Irlanda, Inghilterra, Africa, ogni parte dell’Italia ecc

Un abate di un convento svizzero offrì una somma di denaro per far installare un faro sulla punta del campanile dicendo che secondo lui questo doveva simbolizzare una piccola luce nelle tenebre e cioè la neutralità della Svizzera durante la seconda guerra mondiale.

Pietre di Hiroshima bruciate dalla bomba atomica sono arrivate dentro la bandiera giapponese tramite un corriere diplomatico. 

Don Adamo continuava a scrivere alle ambasciate di tutte le nazioni basandosi solamente sulla bontà della sua idea. 

Diceva che se l’idea è buona passa sotto tutte le porte ed entra nelle stanze ma soprattutto nei cuori.

D- Quando venne terminata la Chiesa?

R- La raccolta di materiale e la costruzione della Chiesa durò circa 6 anni;  il 20 Settembre 1958  avvenne l’inaugurazione ufficiale. 

Erano presenti molte persone e fotoreporter compresi anche i rappresentanti di due nazioni allora in guerra cioè Israele ed Egitto.

Alla sera si potè vedere anche il servizio alla televisione.

Il prefetto di Pavia invece che il tradizionale nastro tricolore, tagliò un cordone di edera con le cesoie da potatura.   Intorno erano disposte bandiere di tutte le nazioni del mondo.

D – Sono le bandiere che si vedono oggi  nella Chiesa ?

R-  Inizialmente le bandiere delle diverse nazionalità erano state cucite dalle donne del paese di Cella di Varzi usando materiali grezzi .

Le donne di montagna non tutte avevano frequentato la scuola, quindi andavano a vedere sull’ enciclopedia come erano fatte le bandiere delle diverse nazioni e cercavano di mettere insieme i pezzi cucendoli  con i loro materiali grezzi.

Risultato fu’ che dopo alcuni anni, queste bandiere furono in parte  mangiate da insetti o altro perchè appunto erano fatte di materiale naturale.

Oggi  quelle vecchie bandiere sono state sostituite da quelle in naylon inviate dalle diverse ambasciate delle diverse nazioni del mondo.

Le dico inoltre, che la famosa bandiera arcobaleno, io l’ha vista già nel 1953 per la prima volta al Tempio della Fraternità  fatta dalle donne di Cella, cucita appunto con stoffe di vari colori messi insieme. 

D-Dopo la realizzazione, il Tempio si arricchì ancora?

R- Ogni anno arrivavano sempre nuove rovine e nuove testimonianze e la Chiesa si arricchiva sempre.  

Addirittura gli Americani donarono un missile atomico Polaris, fuori uso ovviamente, poi arrivò un carro armato, poi testimonianze da tutto il mondo.   Materiale spesso portato dai figli o parenti di soldati o figli dei loro figli.

Molto materiale venne rubato e ancora oggi è rubato,  ad esempio tutti gli elmetti dei vari eserciti posti dietro all’altare sono stati rubati meno di un anno fa. 

C’era una pietra proveniente dal campo di concentramento di Auschwitz con disegnato un occhio spalancato.

C’era tutto da immaginare rispetto a questa pietra, nessuno aveva mai capito cosa potesse significare questo occhio spalancato, ma ogni volta che la si vedeva, la commozione saliva nel cuore.  Anche questa pietra è stata rubata.    Poi c’è la storia del crocefisso che sollevò reazioni impensabili.

D- Un’ altra storia di cui stupirsi immagino…….

R- Direi proprio di sì. Una sera in uno dei suoi momenti di ispirazione Don Adamo era solo in Chiesa e compose un crocefisso con diversi materiali arrivati da diverse parti del mondo compresa l’Africa e l’Estremo Oriente. 

Il risultato fu un crocefisso  ancora oggi intatto e visibile al Tempio

L’immagine di questo crocefisso andò a finire sulle pagine delle riviste di tutto il mondo, nonchè in alcuni documentari televisivi. Vi furono reazioni tra le più svariate.

Arrivarono lettere da diverse parti del mondo, una signora di New York protestò poichè il crocefisso non era tradizionale e perchè secondo lei gli italiani non fornivano  Don Adamo di un crocefisso degno.

Un signore offrì dei soldi in cambio di questo crocefisso, poichè gli ricordava degli avvenimenti particolari della sua vita 

Un altra persona offrì anche lui molti soldi in cambio della dichiarazione che il crocefisso era stato fatto da lui. Questo crocefisso è ancora oggi li in Chiesa come quella sera in cui Don Adamo lo inventò.

D- Ascoltando i suoi racconti non si può proprio fare a meno di stupirsi. 

R- Le voglio raccontare un altro episodio. Durante la guerra un sommergibilista inglese dopo un naufragio venne fatto prigioniero, ma nella confusione conseguente all’ armistizio dell’ 8 Settembre 1943 riusci a fuggire e si diede alla macchia proprio in queste zone,  sopravvivendo come poteva.

Dopo molti anni tornò qui con la moglie per farle vedere il luogo dove era riuscito a salvarsi e credendo di ritrovare la piccola chiesetta di allora, si trovo invece di fronte al Tempio della Fraternità.

Quest’uomo si commosse così tanto da donare tutti i soldi che aveva in tasca in quel momento, la bandierina turistica che aveva, poi strappò lo stemma della sua auto e diverse altre cose che aveva in auto e le donò al Tempio. Forse avrebbe donato anche i  vestiti che aveva addosso talmente si era commosso !

D-Quanti messaggi importanti ha lasciato l’opera di Don Adamo. 

R- Anche quando morì  volle lasciarci un messaggio, infatti disse che voleva esser sepolto con il viso verso i suoi parrocchiani e con alle spalle le cassettine -ossario che aveva ritirato a Bari dove c’erano i resti dei soldati dispersi, senza nome.

A Bari in un posto particolare tuttora ci sono ancora molte di queste cassettine-ossario. 

Qualcuno le reclamava nel dopoguerra, ma ora chi se ne ricorda più di questi morti “polverizzati” dalla guerra e poi dimenticati definitivamente.

Lui ha voluto essere sepolto così per ricordare ancora le persone scomparse in guerra.

Chi volesse andare a trovarlo, trova la sua tomba al cimitero di Cella di Varzi. 

D-Ci sono libri che raccontano la storia del Tempio della Fraternità ?

R- Esiste un solo libro che si intitola :“Il Tempio della Fraternità” ed è stato realizzato a cura  del Rotary Club di Voghera.

Ci sono alcune copie di questo libro nella Biblioteca della Civica Raccolta del Comune di Milano, in una Biblioteca Universitaria di Genova e nella Biblioteca del Seminario di Pavia.

Inoltre c’è una curiosa pubblicazione inserita in un libro di uno psicoanalista di nome Elvio Facchinelli.

Questo suo libro è intitolato “ Il bambino dalle uova d’oro”, scritto nel 1974,  ma  si può ancora trovare in commercio.

Nel suo libro, questo psicanalista ha inserito lo scritto di una ragazza soprannominata Rose The 

Lo scritto  parla proprio di una visita di questa ragazza al Tempio della Fraternità e del suo incontro con Don Adamo nell’estate del 1964.

D – E oggi com’è la situazione? 

R – Si può sempre venire a visitare il Tempio della Fraternità perchè comunque è un luogo che continua a far riflettere.

Siamo però rimasti in pochi -e anziani- a tenerlo vivo ad accudirlo. 

Avremmo bisogno di una mano da tutti quello che se la sentono.

E pensare che proprio in questo nostro tempo è urgente riparlare agli uomini del valore della fraternità, perchè dal disastro in cui viviamo nel mondo, difficilmente se ne uscirà individualmente.

Dobbiamo re-imparare a rapportarci con i nostri simili come se fossero nostri fratelli e per questo è necessario che iniziamo a fare un lavoro su noi stessi per sciogliere le nostre rigidità.

Venendo a visitare il Tempio della Fraternità, saremo proprio aiutati a fare questo lavoro su noi stessi, saremo aiutati proprio da tutte queste “macerie” morali e fisiche che non sono pezzi da museo, ma  testimonianze che ti parlano, ti interrogano, ti muovono dentro.

Dentro di loro ci sono uomini che ci parlano. E’ importante provare ad ascoltarli. 

Don Adamo quando faceva le sue omelie al Tempio sottolineava sempre che questo era un luogo in cui si poteva venire a deporre le proprie bellicosità  , odi e rancori, per ripartire più gioiosi,  più facilmente disposti verso i propri fratelli.

Più leggeri , proprio come i rondoni che a primavera volavano per ore e ore intorno alla Chiesa.

Questa è una bellissima immagine che mi porto dentro,  al cui ricordo  ancora oggi  che i rondoni sono quasi spariti,  mi commuovo molto. 

Del resto nella mia esperienza con Don Adamo , qui al Tempio della Fraternità, ho visto non poche persone che si consideravano “dure”  finire per “smollarsi”, commuoversi  e piangere in modo sincero. 

(Intervista a cura di Maurizio Francesco Molteni)