IL VERO SIGNIFICATO DELL’INSEGNAMENTO
Come diceva il filosofo francese Joseph Joubert: insegnare è imparare due volte. Ecco perché mi piace insegnare; serve a chi deve e vuole apprendere e serve a me per ricordarmi di applicare ciò che insegno. Teoria e prassi insieme. Inoltre insegnare è cercare di educare cioè “ tirare fuori ” da ogni individuo il meglio della sua essenza.
A livello molto ampio voglio insegnare a chi vuole apprendere a diventare consapevoli di sé, nel sondare il proprio mondo interiore e nel riconoscere le proprie potenzialità. Insegnare è cercare anche di rispettare l’unicità e l’originalità di ogni persona, offrendo alla stessa strumentazioni di vario livello ( psicologico, culturale, spirituale, valoriale… ) per offrirgli un possibile cambiamento, una presa di coscienza oppure anche solo come ampliamento della propria visione della vita.
La relazione fondante dell’insegnamento è l’interscambio tra colui che insegna e colui che apprende in modo che tale relazione sia momento di crescita per entrambi i soggetti.
Nell’insegnamento non si può scordare poi il rispetto dei tempi di apprendimento e quindi anche di introiezione di ciò che si è appreso. Ogni stimolo, ogni riflessione, ogni concetto ha bisogno di sedimentare nella mente e nel cuore di chiunque si avvicini ad un maestro.
Inoltre, non scordarsi del rispetto dei ruoli, non per sottolineare sensi di superiorità o eccessi di distacco, ma perché riconoscendo profondamente il ruolo che ognuno svolge nella vita, si può crescere e riconoscere la gratitudine di chi sta offendo il suo servizio al miglioramento di tutti: siamo tutti insegnanti e allievi nel percorso della vita, a seconda dei momenti e delle circostanze.
Alcune semplici ma profonde citazioni che possono aiutarci a comprendere l’importanza e lo scopo dell’insegnamento.
Il maestro se egli davvero è saggio non vi invita ad entrare nella casa della sua sapienza, ma vi guida sulla soglia della vostra mente.
(Khalil Gibran)
Chi non ha apprezzato il suo maestro né la sua lezione, un giorno sarà forse colto, ma non sarà mai saggio.
(Proverbio cinese )
Un maestro non è chi insegna qualcosa, ma chi ispira l’alunno a dare il meglio di sé per scoprire una conoscenza che già possiede nella propria anima.
(Paulo Coelho )
Tutte queste riflessioni sono sedimentate in me, ancora di più, dopo aver supervisionato il testo di Rita Casadio “ Lasciare il segno. L’ Arte di indicare la via “ , un cammino interiore che parte dal suo insegnare yoga e pratiche olistiche fino alla meditazione. Dal testo, di semplice lettura ma di profondo contenuto, si comprende che insegnare è un atto d amore, appunto un’arte di lasciare il segno nell’anima e quindi di “ trasformare “ l’interiorità, sempre alla luce del rispetto della crescita individuale e delle scelte personali di ognuno.
Prof. Enrico Maria Restagno
Grazie per queste attente riflessioni che dovrebbero accompagnare costantemente il lavoro di noi insegnanti. Anche per il filosofo e psicoanalista Umberto Galimberti, insegnare non significa solo istruire (trasferire nozioni), ma educare. Per farlo, è necessario passare attraverso il coinvolgimento emotivo ed empatico: come sosteneva Platone, non si può arrivare alla testa di un allievo se prima non gli si apre il cuore
L’educazione deve guidare i giovani in un percorso evolutivo: partire dalle pulsioni (gli istinti), trasformarle in emozioni e infine elevarle a sentimenti.Una scuola che trasmette solo informazioni (istruzione) senza educare il sentire non forma persone mature
Grazie Enrico per aver condiviso ciò che nasce dalla tua personale esperienza e dal tuo ricco percorso di ricerca. La scuola è come terreno fertile da cui possono nascere buoni frutti, ha bisogno di essere arata, arieggiata e arricchita di nutrienti, servono competenze antiche e nuove conoscenze, così può svolgere al meglio il proprio insostituibile scopo.
Grazie e ancora grazie Claudia. La tua peculiarità, come Docente e Ricercatrice e quella di tuo marito Fernando, come medico e psicoterapeuta, è aver saputo continuare ad ampliare la vostra formazione personale , in modo innovativo, tenendo sempre in considerazione il nucleo della vostra ” partenza “, i preziosi Studi del Dott.re Volpi e dei Dott.ri Bassi Zamburlin: questa è la vera formazione permanente e la preziosa capacità di fare sintesi.
E grazie a te, per tutti i progetti che abbiamo prodotto insieme: dai tavoli Interistituzionali, al Teatro come terapia, alla stesura del Patto di Corresponsabilità Scuola- Famiglia, agli articoli per la Rivista dei Bassi, alla nostra formazione spirituale…all’Amicizia di anni. Grazie, Enrico
Cara Bianca , grazie di Cuore… e noi siamo stati contagiati alla ricerca interiore e all’approfondimento culturale da zio Gian Galeazzo Visconti, grande filologo della nostra famiglia ; i suoi studi ci hanno formato e ha lasciato un patrimonio significativo per chi affronta, oggi, percorsi universitari umanistici. La filologia è essenza delle radici e le parole hanno sempre un senso e il loro uso è fondamentale, oggi più che mai. Enrico
Condivido queste riflessioni. Essendo stata docente per lungo tempo, comprendo appieno tutto ciò di cui si parla ed è un grande insegnamento. Congratulazioni Enrico!
Grazie dal mio Cuore Vania… ricordo quanto lavoro fatto insieme con i ragazzi e le ragazze sul valore del loro mondo emotivo e sul saper sondare le loro emozioni… e poi, in scienze, il rispetto del loro corpo, sotto ogni aspetto, sempre attenti alle sensibilità di tutti e tutte e poi i tuoi laboratori sulla meditazione, per placare l’ansia così da poter apprendere meglio cognitivamente…
Grazie ancora, Enrico
Pensiero nobile e critico allo stesso tempo con brillante esortazione al cambiamento introspettivo che prende forma da chi crede profondamente nella propria professione di Magister.
Angela cara, grazie ! Lavorare insieme per e con persone con fragilità ci ha fatto conoscere e le diverse sensibilità di ognuno, in fondo, hanno aiutato noi a fortificarci e a ricordarci che nessun uomo è un’isola e che solo dalla sinergia di un’equipe ( ognuno con il suo ruolo, le sue specificità ed originalità, ma tutti con la voglia di esserci e crederci !) si possono raggiungere risultati per il benessere collettivo…o comunque tentarci sempre.
E non dimentico, il nostro ridere e la gioia per stemperare situazioni lavorative critiche; anche San Paolo diceva nella lettera ai Filippesi: rallegratevi sempre nel Signore…aiuta, eccome se aiuta!
Grazie, Enrico
Complimenti! Testo profondo e riflessivo.
Grazie di Cuore alla Dott.ssa Colantonio; è un onore aver conosciuto e aver collaborato con un aiuto Primario, che oltre ad una preparazione elevata come fisiatra in riabilitazione neuromotoria unisce grandi capacità umane insieme a preziose competenze emotive, importanti oggi nella ricerca scientifica. Noi siamo un’unità psico-fisica e spirituale e quindi offrire cure olistiche oggi significa garantire benessere a chi ne ha bisogno. Inoltre, la passione per la conoscenza della cultura, della lingua e dei miti greci, amati dalla Dott.ssa, fanno capire il suo amore per la psiche.
Siamo perfettamente d’accordo su quanto hai messo in rilievo, perché le tue osservazioni sintetizzano il rapporto che deve avere il docente nei confronti di un suo allievo.Talvolta c’ è l’ equivoco sul significato di educare, termine che deriva dal latino “ex ducere” cioè tirar fuori le potenzialità e i valori che ci sono nell’ allievo, il meglio di quanto possiede. Ciò vuole dire che un insegnante non impone un atteggiamento, ma lo propone nell’ interesse dell’ allievo stesso, per farlo diventare ” persona”.
Uno dei primi sportelli C.I.C ( centro informazione e consulenza ), per promuovere benessere e prevenire il disagio giovanile, ci fu richiesto, a noi consulenti e ricercatori del Centro Studi Psicanalisi del Rapporto di Coppia, proprio dal Preside Ideo Ponti; risultò un’esperienza significativa e di crescita per le studentesse e gli studenti del Liceo Ponti. Ma poi non posso non ricordare la grande passione della Preside Franchini Rita per la cultura classica quale fonte di arricchimento umano oltre che come bagaglio formativo individuale.
E di entrambi i Presidi, la visione anche spirituale della crescita personale, sempre con una modalità interculturale e di rispetto di ogni scelta. Grazie, Enrico
Sei riuscito a sintetizzare i punti fondamentali dell’insegnamento. Sicuramente quello che mi tocca di più è il rispetto di ogni essere umano come unico, capire che ognuno ha i suoi tempi e il suo livello di preparazione e che l’insegnamento va adattato per ogni alunno e per i tempi in cui ci si trova.
La relazione che si stabilisce poi tra allievo e maestro può assomigliare a quella genitoriale ed io so per certo che per te è cosi. Come il padre che pur sapendo che dovrà lasciare andare il figlio, gli passa comunque il testimone e l’esperienza, e lo aiuta a far crescere radici e ali affinché il giovane possa migliorare il suo percorso di vita. Complimenti Enrico
Alla Dott.ssa Pulitelli, a Sonia, compagna di viaggio di tutta la mia formazione di Counseling e di Ricerca dai nostri amati psicoanalisti Gianni Bassi e Rossana Zamburlin, il mio grazie speciale. Abbiamo condiviso gioie e dolori ma con la presenza e il nostro esserci , anche a ” distanza “, abbiamo cercato di elaborare il tutto, veramente con la forza dell’amicalità e dell’amore. Di Sonia, non posso non menzionare la sua attenzione alla crescita individuale e personalizzata di chiunque le chiedesse supporto o aiuto… e poi, la grande originalità e creatività che ha saputo fondere nei suoi differenti percorsi accademici ( l’amore per la pittura come terapia e la passione per l’Arte, oltre alla psiche )…e le risate, tante e liberatorie. Grazie, Enrico
Il ringraziamento più grande è per i professionisti di AIPEF ( Associazione Italiana Psicanalisi e Famiglia ) che io faccio, a tutti loro, nella persona del Dott.re Maurizio Molteni, colui che ha permesso di far circolare idee innovative sull’Arte di insegnare ma non solo. La creazione di questo blog è il frutto di anni e anni di Ricerca nel campo della psiche, con una dedizione e una passione immense e che ho potuto sperimentare personalmente. Umiltà, determinazione, preparazione e consapevolezza di sé sono state le qualità che ho appreso da Maurizio.
Inoltre, negli ultimi anni, per ampliare il mio bagaglio personale, ho consolidato sempre di più l’idea che la formazione della Scienza del Sè e delle emozioni dovrebbe avvenire da subito e quindi nei differenti cicli scolastici, dall’Infanzia alle Secondarie e ciò l’ho notato ancora di più lavorando in una Commissione formativa del mio Istituto con due Docenti, Di Stefano e Lo Casale, infanzia e primaria e con la Dott.ssa Lavorio, la Dirigente. Le voglio ringraziare perché la sensibilità non ha tempo, non ha cicli e non ha ruoli; fondamentali i saperi cognitivi e culturali, ma ancor più importante è l’attenzione formativa interiore di tutti in modo particolare per allieve ed allievi con fragilità; questo è un dono prezioso e fondante, che non può essere trascurato. Inoltre e concludo, come diceva già il Cardinale Carlo Maria Martini: ” Educare è come seminare. Il frutto non è garantito e non è immediato, ma se non si semina è certo che non ci sarà raccolto “. Lo sforzo e il tendere sono questi, poi ognuno fa la sua strada. La perfezione, per fortuna, non è di questo mondo. Sette volte cadere, otto volte rialzarsi, recita un detto giapponese. Grazie, Enrico M. Restagno
Ho trovato molto interessante questa riflessione sull’insegnamento del Prof. Enrico Maria Restagno come relazione reciproca e non come semplice trasmissione di contenuti. Mi sarebbe piaciuto incontrare più insegnanti capaci di incarnare una visione così consapevole e profondamente umana dell’educare. Per questo auguro a studenti, studentesse, allievi e allieve di poter trovare, lungo il proprio cammino, sempre più maestri e insegnanti in grado non solo di trasmettere conoscenze, ma anche di ascoltare, rispettare, comprendere e accompagnare realmente la crescita interiore dell’altro.
Mi colpisce soprattutto l’idea dell’insegnare come “atto d’amore” e come capacità di accompagnare l’altro verso una maggiore consapevolezza di sé, rispettandone unicità e tempi interiori.
Trovo particolarmente importante il passaggio dedicato ai tempi dell’apprendimento e dell’introiezione. In un’epoca che spinge continuamente verso velocità, performance e risultati immediati, ricordare che ogni trasformazione autentica necessita di sedimentazione è qualcosa di prezioso. Soprattutto in un luogo come la scuola, dove spesso ci si sente più dentro una performance che un apprendere per crescere e conoscere. Ogni persona ha infatti il proprio ritmo nel comprendere, attraversare e fare realmente propria un’esperienza o una consapevolezza. A volte poi, ciò che viene seminato da un maestro trova senso molto tempo dopo.
Trovo centrale anche l’idea che un vero maestro non “riempia” l’allievo di sapere, ma lo aiuti a riconoscere qualcosa che già esiste dentro di lui, dentro di lei. Trovo sia una concezione profonda dell’insegnamento, che richiama non solo la pedagogia ma anche la dimensione trasformativa della relazione.
Trovo molto interessante anche il riferimento al libro di Rita Casadio, “Lasciare il segno. L’arte di indicare la via” che, già da titolo, mostra qualcosa di essenziale: e cioè come “indicare la via” non significa imporre un percorso, ma accompagnare, orientare, offrire presenza e strumenti senza creare dipendenza e senza sostituirsi all’altro.
Avvicinando così l’immagine dell’insegnamento a qualcosa di molto rispettoso della libertà individuale e della crescita personale.
Trovo inoltre significativo che il libro parta dall’esperienza dello yoga e delle pratiche olistiche. Attraverso queste discipline possiamo fare esperienza anche di quanto il vero apprendimento non passi soltanto dalla mente o dall’acquisizione teorica, ma anche dall’ascolto del corpo, del respiro, delle emozioni, e del proprio sentire profondo. L’attenzione al corpo può diventare infatti uno strumento prezioso anche nell’insegnamento, perché aiuta a sviluppare presenza, consapevolezza e autenticità nella relazione con sé stessi e con gli altri.
L’ascolto del corpo e del sentire può essere complementare alla visione dell’insegnamento accostata all’etimologia del verbo educare: non si tratta solo di trasmettere contenuti dall’esterno verso l’interno, ma anche di favorire l’emersione di qualcosa che nella persona esiste già, magari in forma intuitiva, emotiva o ancora non pienamente consapevole.
Spesso il corpo comprende, custodisce o manifesta qualcosa prima ancora che la mente riesca a formularlo pienamente. E trovo questo aspetto complementare alla visione dell’insegnamento
Ho trovato preziosa anche l’insistenza sul reciproco apprendimento: chi insegna continua a mettersi in discussione, a ricordarsi di incarnare ciò che propone agli altri. In questo senso, teoria e prassi diventano inseparabili.
Se spesso, per disattenzione, burocraticità, stanchezza o automatismi, l’insegnamento rischia di vedersi sminuito, ridotto
a una semplice trasmissione di nozioni o a una prestazione tecnica, riflessioni come queste, così ricche di spunti, e che invitano a riflettere sul valore etico, emotivo e anche spirituale dell’insegnamento, ricordano invece quanto sia invece una responsabilità importante, un gesto relazionale e trasformativo.
Dal commento così ben scritto, analitico e profondo riconosco il sentire e il cuore della scrittrice e poetessa Martina Campi. Nei suoi scritti, che ben conosco, avendo anche collaborato per alcuni con lei, e ne sono onorato, si riscontra l’amore per l’uso ricercato e ” sottile ” delle Parole. Per Martina, le parole sono essenze, sono sonorità, sono strumento importante perché diventano motivo di cambiamento interiore. Ecco: nella sua speciale originalità creativa, gli scritti di Martina Campi non lasciano indifferenti, producono sempre un moto nell’Anima. E poi, la passione per i processi analitici della mente, della simbologia, della musica, dei ritmi … tutto questo è il patrimonio artistico di Martina !!! E da ultimo, la sua speciale sensibilità per tutto ciò che è umanità, diversità e inclusività, cardini nei processi di ” ex-ducere “, per chi si avvicina alle sue opere. Il mio saluto speciale a lei, alla sua poliedrica e ” nobile ” famiglia, al marito Mario, collaboratore primo dell’artista. Grazie di cuore, Enrico.
Grazie dal mio cuore… yes, continuerò nel mio lavoro, cercando sempre di seminare. Thank you !!! Love is a powerful force forever and ever. Enrico