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Come trovare gioia e pace in un mondo frenetico e invecchiare con grazia.

di Maria C. Bonfantini

Nel titolo si parla di invecchiare con grazia e nella frenesia dell’oggi l’invecchiamento non è molto considerato; anche se la popolazione invecchia si deve fare ogni sforzo per riuscire a sembrare giovani.

Gli sforzi mal si coniugano con gioia e pace e riguardano prevalentemente la categoria del fare piuttosto che quella dell’essere.

Un esperto di gioia, anzi di perfetta letizia, ha compiuto ben ottocento anni e il suo cantico delle creature è uno splendido inno alla vita, ma anche un vero manuale pratico di manutenzione del creato.

Il mondo di cui facciamo parte è talmente bello che dal cuore salgono subito alle labbra delle lodi per ogni elemento del creato legato da un rapporto di fratellanza/sorellanza, quindi di fiducia e affetto reciproci.

Proprio quello che notiamo oggi nel mondo!

Ecologista ante litteram e raffinato psicologo, Francesco enumera le caratteristiche degli elementi che consentono la vita e sottolinea, per noi umani, la necessità del perdono, dell’inevitabilità della sofferenza e della morte, di cui la vita si serve per continuare ad essere.

Per trovare pace e gioia il suo consiglio è “lodare” ogni cosa con un atteggiamento di totale accettazione, serena e meravigliata, e ringraziare.

Se ci pensiamo bene, ringraziare ci fa consapevoli di essere ricchi, di aver ricevuto un dono, ci ancora a ciò che abbiamo e serve a distoglierci da ciò che pensiamo ci manchi o che il mondo ci dice potremmo/dovremmo avere per essere soddisfatti di noi stessi: in altre parole, felici.

Felicità e gioia ci sembrano sinonimi; realtà in condividono solo le stesse sensazioni ma non la loro fonte.

La gioia ha origine dal sé: sta nel profondo di ciascuno ed emerge quando la nostra essenza costitutiva si esprime in pienezza e ci fa sentire collegati alla vita, al mondo e all’universo intero.

Provare gioia è scoprire quanto sia rassicurante e meraviglioso essere parte di un “noi”, sostenuti da una rete invisibile, ma non per questo meno reale.

Il che spiega perché è così pacificatore e guaritore il nostro rapporto con la natura che ci fornisce elementi per curare sia il corpo sia la mente.

La felicità invece riguarda l’Io e deriva dalla soddisfazione di personali desideri e bisogni che, spesso, così personali non sono, altrimenti non esisterebbe la cultura e non sarebbe nata la pubblicità.

Ho proposto questi due elementi solo per rendere l’idea di quanto sia divenuta complessa nel tempo la piramide di Maslow, ora che ai bisogni primari si è aggiunta la corsa ad una sempre più alta qualità della vita.

Il denaro, inventato come strumento per dare risposta ai bisogni dell’uomo, oggi sembra essere diventato un bisogno in sé stesso.

Mi sembra che la stessa cosa stia accadendo con la tecnologia che assume progressivamente maggiore influenza così da far dubitare che possa arrivare a minare la libertà umana.

Secondo Vittorino Andreoli si tratta di una perversione del desiderio in quanto induce a scelte che hanno poco o nessun autentico significato per l’uomo e tende a farsi patologica.

L’ego si allarga in una progressione folle che sa di onnipotenza e i pochi super ricchi del mondo attuale ne sono un’evidente immagine.

Si sta perdendo il senso del limite, che è ciò che rende umani gli uomini, e si realizza un’equiparazione fra ricchezza e onnipotenza che fa del ricco la divinità di oggi.

Pensare di poter accedere alla gioia e alla pace, se lo scenario descritto è vero, sembra una follia.

A questo punto mi piacerebbe sentire le vostre considerazioni se vorrete esprimerle.

Ma parliamo della gioia: la gioia è quel senso di stupefatta pienezza che proviamo in alcuni momenti quando tutto sembra essere così come dovrebbe e non siamo chiamati a fare altro se non a godere di questa sensazione che porta con sé un altrettanto appagante senso di pace.

La gioia infatti è sempre dentro di noi e occorre allenarci a “vedere” che è lì da sempre: è una corrente misteriosa che ci attraversa e non arriva da fuori, dagli oggetti o dalle relazioni.

Mi pare di poterla assimilare al “terzo occhio” citato in alcune pratiche orientali.

Di ciò ne so poco, ma sono sicura di poter affermare che, esperti di gioia, sono i bambini in cui la vita pulsa allo stato puro.

Purtroppo con lo strutturarsi della mente dimentichiamo che le sensazioni sono momentanee e che anche le più dolorose passano e impariamo a difenderci da esse inanellando catene di pensieri difensivi o fantasie rassicuranti.

Ben presto diventiamo vittime anche di storie che ci vengono narrate e che prendiamo per vere; da qui spesso hanno origine, insieme a valori e convinzioni, anche pregiudizi e luoghi comuni che, siccome sono largamente condivisi, non mettiamo in discussione.

Siamo intelligenti e per questo pigri; gli automatismi ci consentono di risparmiare energia, ma viaggiare col pilota automatico non sempre è conveniente e sicuro: quello che è sicuro è che perdiamo aderenza alla nostra vera ricchezza: la nostra unica ed irripetibile interiorità.

Più passano gli anni più sovraccarichiamo la mente che, come suo dovere, si attiva per proteggerci e propone sempre nuove strategie difensive: di tutto rispetto, ma sempre più rigide che finiscono coll’ impedire il gioioso fluire della vita.

Ecco il costante nemico dell’oggi: lo stress, utile nel pericolo, ma dannosissimo se non si spegne mai, perché scatena infinite reazioni elettro-bio-chimiche che alterano il funzionamento di corpo e mente.

Che la società mondiale stia male è sotto gli occhi di tutti.

La felicità è un mistero: appartiene all’ignoto e ha radici nel profondo; è personale, è sorpresa, è istinto; arriva senza un vero motivo e si lascia prendere solo se non cerchi di catturarla.

Occorre sapersi fidare della sua forza e ascoltarla nel silenzio.

Purtroppo il silenzio sembra farci sempre più paura, cosi lo riempiamo di suoni che spesso ci servono solo da “disturbatori”, come le immagini, che nell’attuale società sembrano farla da padroni.

Per questo il pensiero, che sta in superfice e risponde agli stimoli esterni, tende ad interpretare ogni novità come un pericolo e lo trasforma in disagio.

L’IO prende tutto ciò per vero, purtroppo; da qui il disorientamento e l’angoscia che bloccano l’accesso all’ascolto profondo di noi stessi.

La gioia non esige perfezione, non dà sicurezza, non scarta le emozioni scomode: è spontaneità e le certezze, che noi spesso agogniamo, la bloccano.

Mi sembra venuto il momento di fermarci a riflettere: la mente è chiamata ad un superlavoro, e anche al corpo chiediamo sempre di più e fatichiamo ad accogliere i suoi segnali di squilibrio e ad accettarne i fisiologici cambiamenti.

Cosa, in concreto, ritenete sia possibile fare per avvicinarci maggiormente alla gioia e alla pace? Se lo desiderate potete socializzare il vostro pensiero che consentirà maggiori approfondimenti.

La vecchiaia è una gran bella stagione della vita e lo posso affermare con cognizione di causa.

Segue il ritmo delle stagioni e dovrebbe essere evidente che apre alla gioia di raccoglierne i frutti; più l’età avanza e più si può godere di un positivo processo di maturazione che ci fa inclini alla saggezza poiché l’avanzare degli anni dovrebbe distanziarci dalle tante precedenti preoccupazioni stressanti.

Il cervello si riplasma continuamente e ogni immagine che ci facciamo di noi stessi viene registrata, ma spesso c’è troppa distanza fra i modelli di felicità proposti dall’esterno e quello che crediamo o vogliamo essere.

L’uomo si nutre di storie, di miti e le religioni sembrano essere sorte per tenerli assieme dando vita a un’enoteca di saggezze, ma mi pare che, al presente, preferiamo abbeverarci a frizzanti e sempre mutevoli narrazioni, spesso ben poco veritiere e simbolicamente incapaci di aprirci a nuove visioni positive dell’umanità e del suo futuro.

Nelle le serie televisive, di cui tutti sembriamo nutrirci, la felicità è, oltre a fare sesso, sedersi comodi con un bicchiere di vino e dimenticare le fatiche dell’oggi per programmare le mete di domani.

Insomma ci si stordisce per dimenticare il passato e non angosciarci per il futuro!

Pace e gioia non ne vedo molta, solo un tentativo di sedare l’ansia e di addormentare stanchezza, noia e insoddisfazione.

È venuto il momento di soffermarsi sul futuro e poiché, per ora, gli esseri umani, malgrado il grande progresso di scienza e tecnologia, sono ancora a termine, come ce lo immaginiamo?

Un tempo si sopravviveva attraverso le generazioni future, ma il calo di natalità nel prospero occidente ci sta togliendo questa opportunità e quindi ecco la speranza di diventare bionici, ma ciò innesca la paura di perdere identità e volontà proprie.

Le macchine per ora ci vengono proposte come efficienti strumenti d’aiuto, ma sono sempre di più quelli che temono di diventarne schiavi; per ora siamo solo schiavi di polemiche che dividono (es. cellulare si, cellulare no.)

Ciò avviene spesso a livello subliminale e mina il senso di comunità, la fratellanza che rafforza, col risultato di innescare sensi di colpa e generare radicalismi che, come tutti gli “ismi”, sono intrinsecamente pericolosi.

Inoltre sulla vecchiaia circolano molte narrazioni che dipingono la vecchiaia solo negativamente e questi modelli ci influenzano.

Invecchiare comporta per tutti alcuni cambiamenti, ma non per questo ci aspettano malattie e/o decadimento fisico e mentale, inoltre l’anzianità comporta anche dei vantaggi; evidenziando i nostri limiti, ci aiuta a capire che la gioia non è legata solo al conseguimento di piaceri e denaro.

Le persone che non amano la loro vita penalizzano spesso i loro corpi e, non piacendo a sé stessi, temono di non piacere anche agli altri.

In realtà è brutto solo ciò che è inespressivo: sentirsi brutti è un vissuto dell’anima spaventata dagli aspetti mostruosi della vita.

Spesso nel corpo si depositano ricordi che la mente non è in grado di costudire: vissuti di paura e di disamore vissuti da piccolissimi.

Essendo in rapporto col mondo, il corpo non può mentire e ogni mutamento è ricco di significatività per cui, per invecchiare bene, occorre far prevalere la speranza rispetto alla paura del futuro.

È ragionevole continuare ad alimentare il desiderio di acquisire sempre nuove capacità imparando a cogliere gli elementi positivi sempre presenti in ogni realtà, anche nella solitudine, così da diventare capaci di volersi bene anche da soli.

Occorre ricordare che un moderato deterioramento della memoria è normale, inoltre dimenticare le “cose inutili” può liberare gli archivi della mente.

Ad ogni età fare attività intellettuali stimola la crescita di nuove cellule cerebrali: leggere e scrivere nutre interiorità così come frequentare ambienti stimolanti e coltivare relazioni interpersonali permette di mantenere vivi sentimenti positivi di condivisione e vicinanza.

Non dobbiamo neppure dimenticare che non si deve smettere di esercitare il fisico, cosa che fa bene anche alla mente.

Lasciatemi ricordare a tutti, giovani e meno giovani, che stare seduti diminuisce il metabolismo e allarga la vita, non la allunga.

Per invecchiare con grazia, non dobbiamo risparmiare energie e neppure porre limiti alla nostra immaginazione: il godimento non stanca anzi, attiva e rigenera e ci sono un’infinità di attività che producono benessere e, magari anche un utile.

Faccio mia la proposta di Etty Hillesum “ascoltarsi dentro, non lasciarsi più guidare da quello che si avvicina da fuori, ma da quello che si innalza da dentro.” perché mi sembra un buon sistema per aprirci alla gioia a qualunque età.

Infine completerei la ricetta aggiungendo dell’ironia e dell’umorismo per dare una nota personale al tutto.

Va da sé che le dosi sono strettamente dipendenti dal gusto di ciascuno.