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Nel cuore del lungo inverno, la terra della foresta era carica di neve

Dai rami degli alberi, rigidi e secchi, invece delle foglie pendevano bianchi steli di ghiaccio

Dormivano da tempo gli animali avvoltolati nelle loro tane

Al tramonto, quando il sole stava per nascondersi e il freddo era più forte, anche i colori scomparivano lentamente all’ orizzonte.

Il granellino del seme stava sotto la terra: “Fino a quando dovrò sopportare il peso della neve e il freddo dell’inverno?” Si domandava.

Lunghi giorni di buia solitudine sotto la terra, sembravano fargli dimenticare che in autunno era caduto da un albero con radici e rami forti e rigogliosi.

Il seme era molto arrabbiato con l’albero che l’aveva fatto cadere, pensava : “tu hai lasciato che il vento mi facesse cadere, hai lasciato che la pioggia mi portasse via, hai lasciato che la neve lentamente mi seppellisse!

Tu hai lasciato che gli animali potessero usarmi come cibo!

Oh rami robusti, oh solide radici, perché mi avete lasciato così piccolo e solo ? Morirò

Oh rami robusti o solide radici, perché mi avete lasciato così piccolo e solo?

Vi odio” . E si lasciò andare addormentandosi in un sonno profondo pieno di rabbia , apparentemente senza speranza.

Ma come tutti gli anni dall’inizio degli inizi della foresta, su un albero spuntarono le prime gemme, la talpa tornò a fare piccoli mucchietti di terra al suo passaggio.

I colori della foresta si fecero più chiari, un piccolo raggio di sole entrò a scaldare la tana dei piccoli animali addormentati.

I primi giorni di primavera erano arrivati e anche il seme iniziò a sentire un calore che giorno dopo giorno lo stupiva sempre di più.

Poco alla volta il calore si fece sentire sempre di più, fino a che il piccolo seme iniziò a germogliare sopra la terra , accorgendosi che era spuntato fuori proprio vicino all‘ albero da cui era nato.

Che gioia, ma anche che paura, cosi piccolo e cosi apparentemente debole…..

Comunque la scoperta di essere germogliato proprio sotto l’albero da cui era nato, lo rese felice e chiese l’aiuto del vento per avvicinarsi meglio a quell’albero.

In quel momento l’albero parlò: “ anche io ho avuto paura sotto la terra ed ero arrabbiato con il mio albero genitore, ma la primavera arrivò anche per me

Del resto non potevo lasciarti troppo nel frutto perché saresti marcito e non saresti più nato e cresciuto come nuovo albero.

Ora anche tu stai crescendo il tuo piccolo seme che diventerà albero.

Quindi vedi, volevo lasciarti libero, ma tu questo non l’avevi capito.

Ma ora hai capito figlio mio, la primavera è dono dell’universo e ci sarà sempre una primavera nuova.

( Racconto di Maurizio Francesco Molteni)