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Corsa a piedi nudi sulla neve in ricordo della tragica Ritirata dalla

Campagna di Russia dei soldati italiani, nel Gennaio 1943

Intervista a Maurizio Vittorio Cavagna, ideatore e organizzatore della manifestazione

Premessa dell’intervistatore *

Quando incontrai per una intervista Mario Rigoni Stern, nel lontano 1989, rimasi molto colpito e

commosso.

Era il 29 Luglio, giornata calda, non solo per le condizioni metereologiche, ma per l’intensità dei

colloqui avvenuti con un grande scrittore e per le emozioni vissute nell’ascoltare fatti accaduti

inerenti la Ritirata da lui fatta e descritta nel famoso libro “Il Sergente nella neve”, pubblicato da

Einaudi per la prima volta nel 1953.

Rimasi turbato, commosso e affascinato dalle tante cose raccontatemi da una persona che ha vissuto

prima di scrivere.

Fui felice quando gli dissi: “ Per noi sono indispensabili le persone come lei, che capiscono, che ci

aiutano a capire …” e lui rispose: “Sapere questo, che qualcuno da qualche parte raccoglie il mio

messaggio, è ciò che ha sempre sostenuto il mio impegno di scrittore”.

Non certo però mi sarei immaginato dopo più di 25 anni dall’incontro con Rigoni Stern, di

trovarmi a intervistare una persona che quel testimone lo porta avanti oggi.

Uno che, come diceva Stern : “cerca di raccogliere il mio messaggio …

Ho oggi davanti a me per un intervista, Maurizio Vittorio Cavagna: uno che la guerra non l’ha fatta,

ma ha letto, vissuto, cercato di capire, entrato dentro la sofferenza che ogni guerra sempre

comporta, ed ha ‘inventato’ questa “Corsa a piedi nudi sulla neve” , per ricordare … , per rivivere,

trasformare … cogliere messaggi importanti che servono oggi a noi uomini “del terzo millennio”.

Ma di cosa stiamo parlando?

Stiamo parlando di un’ iniziativa che offre un modo veramente nuovo e concreto di ricordare le

vicende dei soldati italiani inviati sul fronte Russo tra il Luglio del 1941 e il Febbraio del 1943,

destinati a scrivere una pagina tra le più sofferte della seconda guerra mondiale.

Accerchiati dall’ esercito russo nella famosa “sacca di Nikolajewka”, questi uomini si trovarono a

dover percorrere a piedi nella neve quasi 1.000 chilometri, in una ritirata diventata tristemente

famosa per le inenarrabili vicissitudini che in essi produsse.

Le scarpe degli alpini italiani non contenevano più il piede quando si gonfiava per il freddo e la

fatica……….