“Aiuto voglio nuotare!”
Gioco fiaba animato a cura del Dott. Maurizio Francesco Molteni e di
Stefania Giovanna Maggetto
Presentazione del gioco-fiaba ai bambini, in classe.
L’operatore o l’ operatrice spiegano ai bambini che oggi giocheranno
tutti insieme almeno per due ore.
E’ molto importante che gli operatori diano comunicazioni che sollevino i
bambini dal clima di paura del giudizio che spesso vivono a scuola e che
contribuisce a bloccarli nell’esprimere i sentimenti.
Gli operatori spiegano che giocheranno con loro su una fiaba che ha per
protagonista un piccolo pesce.
Chiedono quindi ai bambini di iniziare a disegnare e colorare un pesce in
modo che sia il più vicino possibile alle loro caratteristiche personali.
Una volta colorato i bambini danno il nome al loro pesce e lo ritagliano.
Si invitano quindi i bambini a scendere in palestra (o in un’ aula molto
grande, messa a disposizione dalla scuola), con il loro personale pesce
colorato nominato e ritagliato, con il quale inizieranno l’avventura dentro
la narrazione del gioco-fiaba.
Inizio della narrazione e del gioco – fiaba animato.
( Il testo qui sotto riportato è quello standard, ma la narrazione viene
adattata ad ogni situazione incontrata nelle classi, quindi può subire
variazioni di volta in volta. )
“ C’era un volta un bellissimo specchio d’ acqua (l’operatore srotola e
predispone il telone azzurro chiedendo ai bambini che tipo di specchio
d’acqua potrebbe rappresentare, se mare, lago o fiume ecc.
L’operatore fa parlare i bambini su questo tema al fine di creare
immedesimazione con il personaggio del pesce che essi hanno
precedentemente disegnato e ritagliato.
Poi chiede ai bambini uno alla volta di posizionare sul telone azzurro il
loro pesce disegnato e ritagliato prima, nominandolo e descrivendone le
caratteristiche. Poi riprende la narrazione.)
In questo specchio d’acqua i pesci nuotavano spontaneamente felici.Un giorno alcuni uomini decisero di usare questo specchio d’ acqua come
posto dove scaricare i rifiuti di tutta la città.
Arrivarono con camion e camion pieni di rifiuti e volevano scaricarli
nell’acqua.
In mezzo a questi rifiuti c’erano grossi sassi molto pesanti, come dei
macigni (l’operatore si fa spiegare dai bambini cosa sono i macigni e fa
un gioco per far loro sentire il senso della pesantezza del macigno, poi
riprende la narrazione.)
Questi uomini andarono con i loro camion proprio in cima a una piccola
collinetta davanti allo specchio d’acqua e si prepararono a scaricarci dentro
un’ enorme quantità di sassi e di rifiuti.
I pesci intanto sotto l’acqua stavano tranquillamente gironzolando, pieni di
pace e con grande divertimento.
Giravano in tondo, poi si fermavano……..e …. improvvisamente……..
con guizzi, velocissimi andavano ad infilarsi nei buchi sotto le rocce, dove
c’era la loro casa.
Nell’acqua c’erano anche le famiglie dei vostri piccoli pesci.
Mai si sarebbero aspettati che arrivasse quel terremoto a turbare la loro
placida e gioiosa quiete di nuotatori.
Così, proprio mentre stava placidamente giocando con papà e mamma, il
pesciolino sentì improvvisamente un grande rumore,come il rombo di un
grande tuono.
Sulle prime pensò che fosse un temporale più forte e più lungo degli altri,
ma quando si vide arrivare in acqua tutti quei sassi, si spaventò molto,
allora cercò di guizzare dentro al buco della roccia dove c’erano i suoi
genitori che lo aspettavano.
“Aiuto, papà…., aiuto mamma !!”
Però proprio mentre gridava aiuto, un grosso masso piombò nell’acqua,
sollevando un vortice che lo prese e in un attimo si ritrovò gettato sui sassi
della riva.
(L’operatore per rappresentare questo momento istruisce i bambini a
tenere prima il suo ritmo di cullamento del telone, fino a che di colpo
tutti insieme danno grandi sbalzi al telone e i pesciolini ritagliati balzano
fuori.
In alcuni casi questo viene fatto anche con l’accompagnamento di un
piccolo brano musicale. Poi riprende la narrazione. ) Il pesciolino adesso
era fuori dall’acqua, lontano dai suoi genitori e privo del suo elemento
vitale.Fuori dall’acqua., lontano dal papà e la mamma, la paura iniziò a farsi
sentire e poco alla volta divenne panico.
Il pesciolino non sapeva più cosa fare.
(L’operatore interrompe ora la narrazione e stimola i bambini ad un
dialogo sul momento in cui il loro pesce si ritrova fuori dall’acqua
Dopo l’arrivo di una pesante interferenza rappresentata dai massi buttati
in acqua, che li hanno allontanati dal rapporto con i loro genitori,
l’operatore stimola i bambini chiedendo come si sta, sentendo ora il loro
pesciolino.
Chiede anche cosa sta facendo il pesciolino per cercare una soluzione a
questa grave situazione che sta vivendo.
Dopo che i bambini si sono espressi uno alla volta, l’operatore riprende la
narrazione.)
Il pesciolino rimaneva ora solo immobile fermo si vergognava persino di
avere paura.
Non guardava più l’acqua e però in quel modo non riusciva neanche a
rendersi conto di essere comunque vicino all’acqua.
( L’operatore interrompe la narrazione e inizia a dialogare con i bambini
sul fatto che stare in quella solitudine fuori dall’ acqua, senza concedersi
di sentire il richiamo dei loro genitori, fa fare moltissima fatica ai pesci e
chiede se anche a loro capita di fare questa grande fatica in solitudine.
Dopo che i bambini si sono espressi, l’operatore riprende la narrazione.)
Il pesciolino non guardava più l’acqua perché si vergognava, pensava che
era stata colpa sua se era stato travolto dal vortice .
Pensava: “ è’ colpa mia che non sono stato capace di guizzare sotto le
rocce quando è arrivato il macigno nell’acqua.”
Pensava : “che brutta figura farò con i miei genitori che non sono stato
capace di guizzare sotto le rocce quando è arrivato il masso.”
Pensava :“ chissà i miei genitori cosa penseranno di me come mi
giudicheranno male.“
(L’operatore interrompe la narrazione e interagisce con i bambini sul
fatto che i pesci pensavano che fosse colpa loro se erano stati sbalzati
fuori dall’acqua perché pensavano di non essere stati capaci di nuotare
bene, di non essere riusciti a nascondersi sotto le rocce come i loro
genitori; pensavano di avere deluso molto i genitori per non essere stati
capaci di cavarsela.Cosi i pesci si sono vergognati e non hanno avuto il coraggio di farsi
vedere bisognosi di aiuto. L’operatore chiede: “ a voi bambini quando
capitadi sentirvi in questo stesso modo ?”
Dopo avere ascoltato le risposte dei bambini riprende la narrazione)
Tutti questi pensieri facevano si che il pesciolino rimanesse immobile,
continuando a rimuginare sempre le stesse cose.
Ma dall’acqua, mamma e papà pesce che avevano visto tutto,
continuavano a chiamare il figlio pesciolino e gli dicevano: “dai salta ,
salta, un salto alla volta ti puoi avvicinare all’acqua e ritornarci dentro,
dai salta, salta !!!
E’ successo anche a noi una volta che i pescatori ci avevano preso, ma una
volta fuori dalla rete siamo riusciti a saltare di nuovo in acqua, ce la puoi
fare anche tu.
Dai salta, devi sbattere le pinne, raccogliere tutte le tue forze e provarci.
Ma il tempo continuava a passare e il pesciolino continuava a non rendersi
conto di essere proprio vicino all’acqua, non si accorgeva che sarebbe
bastato un piccolo salto per ritornare dentro.
Rimaneva sempre immobile per la paura, per la tristezza e la vergogna.
Continuava a non guardare l’acqua e così non poteva vedere neanche i suoi
genitori che gli parlavano.
Ma un certo punto proprio quando stava per perdere tutte le speranze,
iniziò a sentire una grande nostalgia della sua vita nell’acqua.
Una grande nostalgia di quando nuotava felice in quel bellissimo elemento
insieme a papà e mamma.
Una grande nostalgia del riflesso del sole che arriva sotto l’acqua , di
quando leggero si lasciava scivolare facendosi trasportare dalla corrente
muovendo le pinne e il dorso.
Una grande nostalgia di quando correva con papà e mamma vicini, lungo
la chiglia delle barche, di quando per gioco si muoveva all’improvviso con
i suoi amici come se fossero una cosa sola.
Una grande nostalgia delle ore trascorse sotto le rocce per sfuggire all’amo
dei pescatori.
( L’operatore interrompe la narrazione e dialoga con i bambini sul fatto
che lontano dai loro genitori e fuori dall’acqua i pesci stavano quasi
morendo , ma riescono a salvarsi poiché si permettono di sentire la
nostalgia e si volgono indietro a guardare il mare dove i genitori sono
presenti.In questo modo odono la voce dei genitori che indica loro come tornare
in acqua. L’operatore chiede ai bambini di descrivere quando loro
sentono la nostalgia. Dopo avere ascoltato le risposte dei bambini
riprende la narrazione) Spinto da tutta quella nostalgia della sua vita
nell’acqua il pesciolino si volse allora a guardarla bellissima e piena di
riflessi argentati e finalmente riuscì a vedere il papà e la mamma che
continuavano a parlargli. “ Caro figlio nelle tue branchie hai ancora
l’acqua che ti abbiamo dato con gli abbracci di quando eri piccolo,
ricordatelo hai ancora questa forza dai salta !!” Il pesciolino si ricordò e
fu così contento che fece un bel respirone, raccolse tutte le sue forze e
cercò ancora con un salto di avvicinarsi all’acqua. Siii , certo, quella fu
la volta buona ! Splash, aah ………che sollievo. Subito guizzarono
vicino a lui i suoi genitori che lo circondarono con il loro calore, sfregando
il loro corpo contro il suo.
E nuotarono insieme girando intorno felici nell’acqua come in una
bellissima danza.
( L’operatore dialoga con i bambini sulla gioia del ritrovare le proprie
risorse e del ricongiungimento con i genitori.
Chiede loro quali sono le parole che mamma e papà pesce dicono al
figlio-a quando riesce a rientrare nell’acqua. )
Si chiude la narrazione con una danza insieme con i bambini che tengono
il telo e fanno guizzare i loro pesci.
( Finita questa parte si torna in classe e si da il compito ai bambini di
disegnare ciò che più li ha colpiti nella narrazione, incollando anche il
proprio pesce nel disegno. Si chiede loro anche di scrivere un breve
commento dentro al disegno o dietro al foglio. )
Maurizio Francesco Molteni psicologo psicoterapeuta, libero professionista, ha maturato
un’esperienza trentennale in campo clinico e preventivo; responsabile dal 1989 al 2001 della Casa-
Laboratorio “Il Fiore”, centro di soggiorno per famiglie con figli in grave disagio psicofisico;
coordina e organizza interventi di Gioco-fiaba presso scuole e biblioteche per la prevenzione del
disagio e la promozione del benessere in età evolutiva; formatore in corsi destinati a insegnanti,
educatori, operatori sociali e genitori; socio A.I.P.eF. (Associazione Italiana Psicanalisi e Famiglia)
e vicepresidente PsyFor.
Stefania Giovanna Maggetto psicologa, libera professionista, ha maturato un’esperienza
trentennale nel sostegno psicologico a famiglie e coppie con figli in difficoltà; collabora con
Maurizio Francesco Molteni per la realizzazione di interventi di Gioco-fiaba presso scuole e
biblioteche per la prevenzione del disagio e la promozione del benessere in età evolutiva; formatore
in corsi destinati a insegnanti, educatori, operatori sociali e genitori; supervisore di servizi di enti
pubblici e cooperative per l’assistenza agli anziani; socio fondatore A.I.P.eF. (Associazione ItalianaPsicanalisi e Famiglia) e consigliere PsyFor. Maurizio Francesco Molteni e Stefania Giovanna
Maggetto tel. +39 320 2958891 email: assoaipef@libero.it