Seleziona una pagina

Associazione Italiana Psicanalisi e Famiglia

Sede Legale: Via Luigi Ornato n.7 – Milano

Codice Fiscale 97154010157 – Partita Iva 11317030150

E-mail:assoaipef@ libero.it

Relazione di Stefania Giovanna Maggetto nel seminario di aggiornamento dell’Associazione

Italiana Psicanalisi e Famiglia del giorno 31-Gennaio -2010 sul tema:

“IL LAVORO DI SOSTEGNO PSICOLOGICO ATTRAVERSO IL RECUPERO DEL

RAPPORTO CON IL GENITORE OMOLOGO ”

“Niente senza gran fatica la vita concede ai mortali”

(Orazio – Satire)

Questa frase di Orazio, rappresenta una bella metafora che ci indica come non esistono soluzioni

magiche ai problemi psicologici, ma esistono invece delle strade che a poco a poco possono aiutare

a modificare equilibri che hanno portato a sofferenze.

E’ un lavoro lento, difficile, incerto, di un pazientissimo artigianato in cui i genitori aiutano se stessi

e i figli nel cercare di operare prima piccolissimi poi grandi cambiamenti nelle convinzioni,

funzionamenti mentali, ferite subite, percezioni distorte della realtà, che altrimenti si ritorcono

contro il loro rapporto d’amore.

Del restola parola “ CRISI “in cinese è composta di due caratteri: uno rappresenta il pericolo e

l’altro l’opportunità. Del resto etimologicamente parlando “crisi” significa cambiamento.

Questo significa che in ogni situazione anche in quelle più complesse, è sempre aperta la possibilità

di mettere in atto dei cambiamenti.

Infatti solo attraversando le crisi, si riesce a mettere in atto dei cambiamenti ma nel momento del

passaggio si possono provare sentimenti molto intensi come: smarrimento, disorientamento, fatica,

ci si sente in pericolo, scattano mille paure e di conseguenza vengono messe in atto molte

resistenze.

Inoltre umanamente si tende a controllare la situazione in modo da cercare di pilotarla in qualche

modo.

Tuttavia è paradossale verificare come spesso l’eccessivo controllo crei un perpetuarsi delle

situazioni di difficoltà mentre quando meno controlliamo la situazione, avviene in noi lentamente

quel cambiamento che ci permette di aprirci a nuove risorse, a nuovi rapporti, aiutandoci a leggere

la realtà emotiva di quel momento in modo diverso.

QUALI VANTAGGI E RISORSE I FIGLI POSSONO RICEVERE SE SI FANNO

AIUTARE DAL GENITORE AD ELABORARE LE INTERFERENZE VISSUTE NEL

LORO RAPPORTO ?

Eccone un piccolo elenco

 Ricollegandosi all’amore del genitore omologo, si ricollegano al proprio sentire, alla propria

identità.

 Rimettendosi in contatto emotivamente col genitore omologo e condividendo sentimenti ed

emozioni si sentono alleggeriti delle difficoltà che stanno vivendo.

 Si ri-conosce di volersi bene

 Si ri-sente l’amore dei genitori

 Aumenta l’autostima

 Si ritrova fiducia nelle proprie capacità

 Accettando i limiti dei genitori si accettano anche i propri Perdonando i genitori, si da la possibilità ad essi di cambiare atteggiamenti e convinzioni

obsolete

 Perdonando se stessi si da la possibilità di darsi il (per) dono di “ricominciare” e non

“rimuginare “ su eventuali vicende negative accadute

 Si liberano nuove energie da mettere in campo per la propria vita e per gli altri

 Si cercano con maggiore fiducia e quindi si trovano nuove soluzioni

 Si aprono a nuovi interessi

 Si assumono nuove responsabilità per se stessi e verso il mondo

 Si aprono a nuovi rapporti

 Poco alla volta stanno meglio con se stessi

 Migliora l’aspetto fisico

 Si ha maggior facilità nei rapporti sociali.

COME LE PAURE E I CONFLITTI DEI FIGLI POSSONO INTRAPPOLARE LE

RISORSE DEI GENITORI .

Spesso quando una coppia di genitori si presenta da noi per essere aiutata nel risolvere una

difficoltà psicologica del figlio, fatichiamo molto a far loro comprendere QUANTO ANCH’ESSI

SIANO INTRAPPOLATI E IMMOBILIZZATI EMOTIVAMENTE DAI SENTIMENTI CHE

CARATTERIZZANO I CONFLITTI DEI LORO FIGLI.

Si fa fatica a elaborare il senso di colpa legato al malessere del figlio-a, ma occorre cominciare

poco alla volta a vedere da quali fili è legato ed impedito il proprio modo di aiutare i figli .

Spesso i fili di questa rete che stringe e blocca i genitori sono formati proprio da una serie di

convinzioni molto radicate nei figli, che in virtù di anni di convivenza “ a tu per tu “ con il

malessere del figlio finiscono con il bloccare EMOTIVAMENTE TUTTA LA FAMIGLIA

attraverso una sorta di contagio emotivo.

Infatti i genitori in virtù della loro sensibilità naturale di genitori, entrano in forte comunicazione

con i figli e assorbono le comunicazioni emotive dei figli, che si sovrappongono alle difficoltà della

coppia o a quelle personali.

Ma da cosa sono caratterizzate queste comunicazioni emotive legate ai conflitti dei figli ?

Di solito sono fatte di sentimenti che sottendono a una serie di convinzioni dei figli come ad

esempio quelle che di sotto elenchiamo :

– i rapporti familiari sono di ostacolo alla mia crescita personale ( RABBIA)

– le ferite subite mi impediscono di poter sentire ed attivare le mie risorse ( IMPOTENZA)

– è impossibile poter credere alla possibilità di cambiare (IMPOTENZA)

– è colpa vostra e delle vostre scelte di genitori se mi trovo in questa situazione (RABBIA e

DISPERAZIONE)

– è impraticabile qualsiasi cambiamento poiché i miei rapporti familiari sono troppo

interferiti nelle generazioni ( come dire che la mia è una famiglia “disturbata” ) (SENTIRSI

SENZA FORZE)

– il rapporto con il mio genitore omologo non è frequentabile poiché mi sono sentito

giudicato, non considerato, non valorizzato, limitato. (PAURA)

– non potrò mai perdonare ciò che ha fatto mio padre o mia madre ( TRISTEZZA)

– non voglio mostrare la mia fragilità quindi con sofferenza faccio finta di

riuscire a cavarmela da solo (PAURA)

– mi astengo emotivamente dal rapporto con i miei genitori o viceversa mi “ metto sopra”

( SOLITUDINE E RI-VENDICAZIONE)

– non riuscirò mai ad affidarmi alle loro capacità di amore “ senza condizioni”, non riuscirò

a lasciarmi andare ( SENSO DI COLPA)

– sono stato davvero vittima, rivendico i torti subiti a tal punto da diventare io stesso un po’

“carnefice” ( RI-VENDICO LO SPAZIO DEL RAPPORTO)

( questi modi “da tiranno” però rappresentano solo una richiesta di attenzione e affetto) .Spesso anche il rapporto con il genitore non omologo è vissuto come conflittuale o si cerca la

manipolazione .

In questo caso, il mettersi tra i due genitori utilizzando di volta in volta l’uno o l’altro in chiave

manipolatoria, diventa spesso una maschera o anche una modalità di sopravvivenza che può

essere utilizzata dal figlio- a, al fine di evitare di andare in profondità.

Ci siamo accorti anche di come la presenza del genitore omologo in seduta , possa in alcuni casi

essere usata dal figlio in modo esclusivamente “razionale” riuscendo cioè a gestire il rapporto su

un piano di aiuto razionale, ma tenendo a bada e non mostrando sentimenti intensi, legati magari a

fatti concretamente accaduti, evitando quindi accuratamente di andare in profondità..

Questo accade in particolare quando il genitore dello stesso sesso ha avuto una storia difficile

per cui il figlio/a non si dà la possibilità di affidarsi poiché per timore di essere respinto respinge,

per timore di non essere compreso si mette nella condizione di non farsi capire.

Così anche la seduta può diventare il luogo ove si sottolineano solo le interferenze e il terapeuta

rischia di essere intrappolato in questa rete, faticando molto ad entrare nel merito degli aspetti

positivi della relazione.

Il genitore omologo a volte viene anche utilizzato dai figli nelle sedute come una specie di amuleto

portafortuna da indossare come “scacciaguai”, del tipo : “ porto in seduta il genitore omologo

perché mi è stato chiesto, ma non avendo mai parlato con lui/lei lo tengo comunque a distanza

poiché non mi fido, non posso permettermi di fargli vedere come sto io veramente, mi

vergogno….”

A volte tra i vari strumenti che usiamo per cercare di scardinare questa situazione ci capita anche di

posizionare il paziente seduto mostrandoci le spalle , in modo che possa guardare in faccia il suo

genitore, così da essere quasi “ obbligato a farlo” poiché altrimenti mentre parla spesso

continuerebbe a distogliere lo sguardo dal genitore rivolgendosi sempre verso il terapeuta

E sappiamo bene in un rapporto quante emozioni intense passano in uno scambio di sguardi .

A volte ancora, accade che seppur vivente il genitore omologo non viene portato in seduta dal

figlio-a, poiché andare alla profondità del rapporto significa essere pronti ad accettare non solo i

limiti, le interferenze vissute nella propria storia familiare ma fare i conti con la paura/convinzione

di non essere stati amati.

Come se la sola presenza anche in una sola seduta potesse far saltare quelle convinzioni che hanno

permesso al figlio di sopravvivere emotivamente e che al momento non si sente pronto e degno di

modificare.

In questo modo la struttura di sopravvivenza rimane salda come se l’identificazione con la rete

che opprime rimane più forte della possibilità che si può dare, di liberarsi e poter “cadere

integro” tra le braccia del genitore .

Queste sono alcune delle modalità che l’individuo può utilizzare appunto per mettere una maschera

di fronte alla possibilità di un cambiamento – che come bene sappiamo nel percorso- di terapia può

procurare sofferenza, tempi lunghi, o anche interruzioni e fughe

COME I GENITORI POSSONO SCIOGLIERSI DA QUESTE TRAPPOLE EMOTIVE

Per la coppia dei genitori è importante comprendere come le interferenze vissute dai figli possano

essere elaborate anche quando il percorso del lavoro terapeutico tra figlio e genitore omologo risulta

aggrovigliato e quando il figlio fatica a vedere il proprio genitore in una luce diversa, cioè

attraverso gli occhi dell’amore e non attraverso gli occhi del dolore causato dalle interferenze

subite che hanno distorto, svalutato, diluito, complicato il rapporto.

Anche i genitori abbisognano quindi di un loro spazio emotivo che li aiuti a cambiare atteggiamento

ad aprirsi a nuove modalità comunicative, decodificare i comportamenti del figlio/a , ricaricare le

energie e sentirsi uniti nell’affrontare le difficoltà emotive del figlio/aL’abbraccio in seduta per la coppia dei genitori rappresenta il potersi affidare al loro amore come

strumento per ri- confermare che la loro capacità d’amore è infinita tanto quanto la capacità di

amore verso il figlio/a.

Tuttavia anche i genitori più disponibili durante il percorso terapeutico attraversano momenti di

difficoltà e soprattutto sembrano faticare ad accettare i tempi lunghi dei figli.

Quindi nella seduta con la coppia dei genitori è importante trovare gli aspetti positivi, concordare

strategie che permettano al figlio/a di far leva sulle risorse positive della famiglia.

Ogni cambiamento rilevante nei percorsi terapeutici solitamente è preceduto da momenti di forte

blocco e resistenza, per questo è importante preparare e dare tutti gli strumenti necessari ai genitori

per (metaforicamente parlando) far “cadere nella rete” le resistenze del figlio/a una volta sciolte e

quindi permettergli di sperimentare ciò che aveva dimenticato, cioè la possibilità di avvalersi ed

avere fiducia del rapporto con il genitore.

La rete che accoglie, contiene e trasforma può essere anche rappresentata dall’abbraccio del

genitore o della coppia dei genitori stessi

Talvolta abbiamo notato come sia difficile per alcuni padri abbracciare il figlio maschio ( blocco

che dobbiamo dire finora di non avere mai . nella nostra casistica- riscontrato nel rapporto madri e

figlie) e come il figlio utilizzi questa resistenza per sottolineare l’impossibilità di cambiamento nei

rapporti ed in particolare per ribadire il vissuto di non essere capito.

Ma anche il genitore che per pudore o per la sua storia fatica ad accettare il gesto dell’abbraccio

con il figlio adulto in seduta, non è un genitore che respinge il figlio poiché dai racconti emerge

sempre che quando il figlio era piccolo il genitore ha sempre avuto gesti affettuosi tenendolo in

braccio accudendolo e prendendosi cura del figlio in vari modi.

Spesso in certe situazioni occorre anche forzare un poco, cioè non fermarsi nell’andare dietro alle

convinzioni di irrimediabilità, angoscia e impotenza dei figli, ma comunicare chiaramente che il

lavoro di recupero farà emergere ricordi positivi in modo a volte talmente sorprendente che il figlio-

a si troverà spiazzato

Spesso il figlio-a durante il trattamento dicono: “Ma come è possibile che non mi fossi

ricordato di questo gesto d’amore di mio padre , mia madre?” Quindi in una situazione con un

figlio in difficoltà psicologica comunicare la speranza, saper contenere le provocazioni, rilanciare la

possibilità che c’è sempre una via d’uscita, è molto importante per un terapeuta.

Per far questo occorre tanta pazienza, tanta fiducia nell’amore e spesso meraviglia anche noi la

costante pazienza che molti genitori mettono in campo nel sostenere il figlio/a nel suo percorso di

guarigione ed emancipazione.

Tutti genitori, ma in particolare i genitori che vivono situazioni psicologiche dei figli, definite

“croniche”, hanno per i figli quella virtù così poco valorizzata nei testi di psicologia che è la

pazienza.

Quella pazienza che permette loro di tessere poco alla volta filo dopo filo quel tessuto , in-tessuto

d’amore che appunto ri-scalda e vivifica o che permette loro di ri-cucire il tessuto emotivo dei figli

lacerato da ferite o traumi , che permette di “patire con i figli” e sopportare insieme il loro dolore.

Del resto solo la pazienza dell’amore può avere forza e facoltà di trasformare il male in bene.

Concludiamo con una notizia nel campo botanico che però ci mostra in modo delicato e

sorprendente come davvero la pazienza dell’amore sia biologicamente programmata in natura,

i latini per rappresentare la pazienza della natura dicevano “natura non facit saltus

Quindi ri-cercarla quando la si crede persa o si pensa a torto che non sia stata usata dai propri

genitori, è appunto sempre una ricerca di vita.