Seleziona una pagina

Il viaggio magico di mamma Fiabesca

Autore Ivan Grassi

Quella che ti andiamo a raccontare è una storia vera vera, in

tutto e per tutto, o almeno per buona parte!

C’era una volta una donna di nome Fiabesca, che viveva in un

piccolo paese assieme ai suoi due bellissimi figlioletti Mirtilla

e Giorgiele.

Fiabesca era una mamma premurosa verso i suoi bimbi, ma

non era una donna serena.

Aveva avuto una vita difficile, caratterizzata da continui

litigi con sua mamma e i suoi familiari, e fin da piccola,

aveva avuto la sensazione che tutti ce l’avessero con

lei, che la sgridassero sempre anche quando non ce n’era

motivo.

Per questo aveva preferito non ascoltare nessuno, e andare a

vivere molto, molto lontano dalla sua famiglia, convinta che

così facendo non avrebbe più sentito le “cose cattive” che le

dicevano !

Il tempo passava, ma per Fiabesca, la situazione non migliorò

affatto anzi peggiorò sempre di più.

Ovunque andasse, sentiva che c’erano persone che le ripetevano

in continuazione “cose cattive”, e lei non sapeva proprio cosa

fare per non sentirle più.

Sapeva che: scappare non sarebbe servito a nulla (era già

fuggita una volta ma era di nuovo da capo), quindi “che

fare?” si chiedeva, camminando avanti e indietro lungo il

corridoio della sua casettaQuand’ ecco che le venne un’idea brillante: “non ascolterò

nessuno, perché queste persone dicono di me cose che fanno

solo male, quindi sono cattivi ce l’hanno con me, TUTTI

DANNO SEMPRE LA COLPA A ME!! SONO TUTTI CATTIVI!

PERCIO’ ME LA DEVO CAVARE DA SOLA!”

Così iniziò a non ascoltare, e ad isolarsi sempre di più, non

sapendo che le persone umane, da sole ed isolate da tutti

possono sopravvivere, ma non vivere una vita serena e felice!

Tra l’altro, questo suo non fidarsi di nessuno, non inaridiva

solo il suo cuore, ma faceva male anche ai suoi bimbi, che

soffrivano nel vedere la loro mamma così stanca e senza

fiducia!Un giorno, mentre i suoi bimbi dormivano, Fiabesca si alzò

per andare in bagno, aprì la porta, mise un piede oltre la

soglia, e iniziò a cadere, al posto del corridoio c’era un

grande buco, e lei cadde giù fino in fondo!

Atterrò su un covone di fieno, e vide che era arrivata in uno

strano paese, con il cielo violetto, l’erba blu e un fiume verde

che scorreva lento e tranquillo.

Si senti tirare i calzoni, e udì una vocina esclamare:

“benvenuta !!” si girò di scatto e vide un buffo esserino tutto

peloso, con due occhi grandi grandi color castagna!Lei stupita gli chiese: “ma dove sono finita?” e lui rispose,

“questo è il paese del volersi bene!

Io ti accompagnerò in un viaggio sulle acque del magico fiume

laggiù, ti saranno mostrati tutti gli atti d’amore che hai

ricevuto in questa vita!”

Fiabesca scoppiò a ridere dicendo: “nessuno mi ha mai voluto

bene, con me sono sempre stati tutti cattivi!, a cominciare

dalla mia mamma!”

“Sei sicura?” disse l’esserino…” guarda bene, vieni con me e

vedrai che ti stai sbagliando, laggiù ci sono le barche, sono

tutte di cristallo trasparente, in modo tale da poter osservare

l’acqua, e il passato che contiene. mentre navighiamo!

Che aspetti! Partiamo!!”

Fiabesca non se lo fece ripetere due volte, partì di corsa verso il

molo dov’erano attraccate le barche e vide che ce n’era una che

faceva proprio al caso suo, comoda, con un bel fondo

trasparente e da un nome molto bello: “LillaLele”, che gli

ricordava quello dei suoi due bimbetti!Subito salì assieme al suo nuovo buffo amico, e iniziò il

viaggio, un viaggio particolare, Fiabesca sentiva dentro le sue

ossa che non sarebbe stato come tutti gli altri, sarebbe stato un

cammino unico, irripetibile, ma anche difficoltoso!

Il vento gonfiò subito le vele dell’imbarcazione, e mentre lo

strano esserino dagli occhi color castagna stava al timone,

Fiabesca guardava lo scorrere lento dell’acqua sotto la barca,

attraverso la botola di cristallo, quando ad un certo punto un

mulinello di colori salì dal fondo del lago, e lei si ritrovò

proiettata molto molto indietro nel tempo, quando lei era una

bimbetta nella lontana isola di Fantasilia.

Rivide alcuni episodi della sua infanzia, le coccole ricevute

dalla mamma e dai parenti, i regali, ma poi vide una scena

che non si aspettava di vedere nel fiume del volersi bene:

rivide quando voleva tanto andare a giocare con la palla nel

corridoio della sua grande casa, e sua mamma, con decisione,

glielo vietò.

Rivide anche quando voleva raccontare a tutti quello che gli

era successo il giorno prima, nel suo modo di parlare un po’

difficile da capire per gli adulti ma sua mamma non glie lo

permise, e lei iniziò a pensare di “non essere buona”.

Queste visioni all’inizio la confusero, ricordò la rabbia, la

tristezza che provava in quelle occasioni.. ma poi accadde

qualcosa di imprevisto: inizio a “vedere” nell’acqua quello che

c’era dietro quei rimproveri che tanto le facevano male… e

questo le diede da pensare, si perché dietro ad ogni gesto di

sua mamma c’era un amore grande nei suoi confronti, e un

bisogno di proteggerla da quello che per lei poteva essere un

pericolo.

Fiabesca, era stupita di vedere queste cose: contenta da una

parte, ma confusa, perché quei ricordi facevano ancora male,

anzi ora che erano affiorati bruciavano, come una ferita a cuisi gratta via la crosta … e la cosa la scocciava ancora un po’…

alzò gli occhi al cielo, e vide che era ormai buio… il tempo era

volato!

Si avvicinarono a riva e si accamparono per la notte, ma

invece di dormire Fiabesca ripassò mentalmente ogni singola

immagine che aveva visto, soprattutto le ultime, quelle che la

confondevano di più… capì, che c’era veramente dell’amore

dietro, e anche se non sempre condivideva le scelte che sua

mamma aveva fatto.

Questo però non voleva dire che, come pensava lei, sua

mamma la considerasse “non buona” e non le volesse bene.

Anzi: sua mamma, con tutte le sue forze, e decidendo secondo

il suo modo di guardare il mondo, aveva sempre cercato di

proteggerla:dal pericolo di farsi male, dalle maldicenze del

paese, dalle attenzioni “sbagliate” che qualche adulto a volte

ha nei confronti dei bambini, insomma aveva pensato sempre

e solo al suo bene!

Questa nuova consapevolezza, anche se non leniva del tutto le

sofferenze che Fiabesca aveva nel cuore, iniziò però a farla

sorridere, e a scalfire un pochino il grande muro che lei aveva

intorno al cuore… certo, si era solo all’inizio del viaggio

lungo il magico fiume, e ci sarebbero state tappe più difficili,

ora lo sapeva bene!,

Ma sapeva anche che forse il suo passato non era tutto da

buttare, e che affrontando con coraggio quest’avventura

avrebbe avuto un’arma in più per avere un buon

presente, e un gran futuro!

Per lei, ma soprattutto per i suoi bimbi che l’aspettavano a

casa.Le more

Il sole, sorse lentamente nel paese del volersi bene, e con i suoi

raggi caldi e delicati, svegliò Fiabesca dal suo sonno

ristoratore…

Subito senti il profumo del caffè che borbottando saliva dalla

caffettiera, che il buffo esserino aveva messo sul fuoco mentre

lei ancora dormiva…

Il primo giorno di viaggio era stato veramente stancante, ma

anche ricco di sorprese!

Ora, mentre affrontava la fase che dal sonno profondo porta

all’essere completamente sveglia, sentiva più che mai che la

giornata che stava per cominciare sarebbe stata altrettanto

interessante, e lei avrebbe dovuto essere al massimo della

forma per poterne assaporare appieno il sapore.

Dopo una buona e abbondante colazione (mancava solo la

granita al caffè per renderla insuperabile) via, di nuovo sul

fiume ad osservare…

Questa volta le visioni si susseguirono piacevoli, tutti momenti

belli, in cui sua mamma l’aveva abbracciata e le aveva fatto i

complimenti!

Fiabesca era stupita e felicissima!! Neanche un’immagine

equivoca, come l’altra volta a turbarla!!

Era proprio contenta, ma un po’ delusa, era convinta di dover

affrontare una tappa più impegnativa e invece….c’erano solo

cose che lei capiva ed apprezzava!!

Sul far della sera, si accostarono a riva, dove il fiume faceva

una grande ansa, e affiorava una morbida spiaggia bianca.

Fiabesca, che si sentiva fresca e riposata, preparò la cena, e poi

decise di andare a raccogliere delle more, che aveva visto

crescere rigogliose poco lontano dalla sponda del fiume.Arrivata, iniziò con impegno a raccogliere i frutti saporiti, si

graffiò e si punse parecchie volte con le spine… e accadde una

cosa strana, si ad ogni graffio le venivano in mente tutte le

occasioni in cui non si era sentita voluta

Ad esempio: quando non l’avevano voluta ad una festa i

compagni di scuola, quando non l’aveva “voluta” sua mamma,

quando da piccola non l’aveva portata con se dai parenti,

quando da grande non l’aveva voluta aiutare con i suoi

bimbetti, e poi quando, e questo recentemente, un’estate non

aveva voluto ospitarla a casa sua, proprio l’estate in cui si

sposava sua sorella!

Per non parlare dei guarda casa di Balborà dove viveva… che

secondo lei non vedevano proprio l’ora di liberarsi di lei!

Ad un tratto non aveva più tanta voglia di raccogliere more,

ma dato che aveva cominciato, quindi, finì-

Tornò al campo scura scura in volto e iniziò a mangiare le

more più per principio che per altro, e mentre le mangiava

ripensava alle cose brutte che aveva visto, e alla sensazione del

“nessuno mi vuole”, che le avevano fatto riaffiorare nel cuore…

Le more però, nel paese del volersi bene, erano molto dolci, più

dolci delle more che si trovano nel mondo normale.

Ma soprattutto le more del paese del volersi bene hanno una

grande capacità… quella di far riflettere con calma, aiutare ad

ascoltare e ad interpretare le cose che ci succedono, soprattutto

quelle che ci fanno più male, con il cuore!

Così, Fiabesca, iniziò ad associare ad ogni immagine brutta

una delle immagini positive e belle che aveva visto durante il

suo viaggio nel fiume, e iniziò a pensare usando “il cuore”.

Allora le vennero in mente tutte le cose positive che nella casa

in cui viveva aveva fatto, iniziò a pensare che i guarda casa

di Balborà non volevano “liberarsi di lei e dei suoi bambini”,

anzi, volevano aiutarla a crescere, e a far si che un giornosarebbe potuta andare a vivere da sola con i suoi bimbetti, con

tutti gli strumenti che la rendono in grado di affrontare le

difficoltà della vita!

Capì che non volevano liberarsi di lei, ma vederla un giorno

volare libera e felice assieme a Mirtilla e Giorgiele!

Dopo questo pensiero ( e dopo aver mangiato una buona metà

delle more che aveva raccolto), iniziò a pensare anche a sua

mamma… certo, la cosa era molto più difficile da vedere…

perché nel suo sentirsi non voluta c’era tanto dolore… un

dolore più pungente di un milione di spine di more!

Ma, comunque, ci provò, pensò a lungo, e iniziò a intravedere

che forse, neanche sua mamma “non la voleva”, anzi, a volte

dietro al rifiuto di sua mamma c’erano motivazioni valide

(non tutte sempre condivisibili), e c’era sempre amore nei suoi

confronti.

Infatti, ripensò a quando non l’aveva aiutata con i suoi

bimbetti, bè… sua mamma non aveva detto esattamente “non ti

aiuto, non ti voglio”

La mamma aveva indicato una serie di ragioni per le quali,

non le aveva negato il suo aiuto., ma aveva detto che non si

sentiva capace di aiutarla, e che allora, oltre al suo, avrebbe

dovuto anche accettare l’aiuto di altri.

Poi pensò agli avvenimenti più recenti, al matrimonio della

sorella, e al fatto che sua mamma, non l’avrebbe ospitata a

casa subito, ma avrebbe aspettato dopo il matrimonio, e

quindi per una settimana Fiabesca aveva dovuto prenotare

una casetta per lei e i bambini sulla bellissima isola di

Fantasilia… questa cosa le aveva fatto proprio male, ma, provò

a guardarla con altri occhi, aiutata dal dolcissimo sapore

delle more del paese del volersi bene.Pensò che forse non era vero che sua mamma non la voleva, se

non l’avesse voluta, non l’avrebbe ospitata la settimana dopo!!

Iniziò a pesare bene le cose:i ricordi degli avvenimenti

Ad esempio si ricordo’ che in casa di sua mamma, c’ erano

tutte le cose del matrimonio, dalla fragilissime bomboniere,

agli articoli della lista nozze (li si usa così, la lista nozze

viene esposta in casa)… in più c’era da pensare a tutti i

preparativi…

Fiabesca, si immaginò un attimo i suoi bimbi in un caos del

genere… bastava un niente per rompere qualcosa e lei sapeva

bene che per fortuna, i suoi bimbetti erano vivaci, con addosso

tanta tanta voglia di giocare, e quindi lei avrebbe dovuto

avere 100 occhi, invece che riposarsi e godersi il matrimonio,

avrebbe vissuto ogni giorno con l’angoscia che rompessero

qualcosa!

Si stupì… a questo non aveva pensato, mai , si era fermata al

fatto che la mamma “non l’aveva voluta”, senza mai pensarci

seriamente… si accorse che il dolore per il rifiuto stava piano

piano svanendo…

Certo, sua mamma avrebbe potuto spiegarle le cose ben bene…

però, non era vero che non la voleva!!

Si accorse di aver finito le more, e che ormai era buio, andò a

dormire stanca, e pensierosa… chissà che cosa gli avrebbe

riservato il giorno dopo.

Le rapide

Nel paese del volersi bene, un sole caldo e giallo giallo svegliò

Fiabesca dal suo sonno ristoratore: una nuova giornata era

iniziata!

Con grande sorpresa l’ esserino con gli occhi color castagna le

disse che oggi avrebbero dovuto affrontare le rapide del fiume

verde, e che sarebbe stata una giornata dura!Fiabesca fece colazione, ripensò al percorso compiuto finora… e

poi via si mise in moto.

Salì sulla barca e subito salparono!

L’acqua sembrava scorrere tranquilla e placida come al solito,

quando all’improvviso si fece più tumultuosa, il buffo esserino

dagli occhi color castagna dovette faticare parecchio nel

governare la barca, e le onde che si infrangevano sul fondo,

fecero tornare Fiabesca indietro indietro nel tempo, ad un

momento in cui era stata super super felice

Era il momento in cui nacquero i suoi due bambini,

soprattutto quando divenne madre per la prima volta, il

giorno in cui Mirtilla venne al mondo!

Le rapide sballottarono la barca a destra e a sinistra, ma

quando Fiabesca alzava lo sguardo, sorrideva, era felice, e

quella felicità le diede la forza di aiutare a governare

la nave fuori dalle acque tumultuose delle rapide!!

Quando si voltò indietro, e vide il pezzo di fiume che avevano

appena percorso, si stupì che la barca non fosse andata in

pezzi, poi realizzò che era stata lei a traghettare fuori la nave

da quella difficile situazione, e ce l’aveva fatta perché aveva

affrontato

la situazione con il sorriso e la consapevolezza di essere capace

di fare qualcosa di bello!!

Era proprio soddisfatta, stanca e felice!

Si accamparono per la notte, ma prima bisognava mangiare…

l’esserino dagli occhi color castagna era molto provato dal

viaggio, e chiese a Fiabesca se per favore poteva occuparsi lei

della cena e magari pescare un bel pesce…

Fiabesca era un po’ dubbiosa (a lei le novità non piacevano

tanto), ma provò lo stesso.Era da qualche minuto che pescava, a lei sembrava

un’eternità, e subito iniziò a sentirsi incapace, se non fosse

stato per la fame avrebbe buttato le canna per terra e se

ne sarebbe stata seduta imbronciata a commiserarsi tutto il

giorno!

Il buon umore, che era sopraggiunto con il ricordo della

nascita dei suoi due bambini, sembrava essere ormai un

lontanissimo ricordo, quando all’improvviso sentì la canna

tirare verso il basso.

Subito recuperò la lenza e trovò una cosa stranissima:

attaccata all’amo c’era una scatoletta, e attaccata a questa due

grossi pesci!

Fiabesca prese i pesci e li cucinò!

Dopo cena, alla luce del fuoco si mise ad esaminare meglio la

strana scatoletta, e notò subito che le ricordava quelle

scatolette che contengono i braccialetti e i ciondolini

che ti regalano quando fai la prima Comunione… subito l’aprì

e trovò dentro un fogliettino piccino piccino, con su scritto, in

una calligrafia a lei familiare:

“ La vita è un’opportunità, coglila!

La vita è bellezza, ammirala!

La vita è tristezza, superala! ”

Rimase stupita… all’inizio non ci badò più di tanto, ma poi

non riusciva ad addormentarsi, a smettere di pensare alle frasi

che aveva trovato…

Perché erano le frasi che aveva scritto suo mamma per lei !L’albero gommagico

Nel paese del volersi bene si avvicinava il mattino, ma del

sole, che di solito faceva capolino dalle rosse montagne della

rimembranza e con la sua luce delicata svegliava in maniera

dolce mamma Fiabesca e l’esserino dagli occhi color castagna,

oggi non si vedeva neanche l’ombra.

Grossi nuvoloni coprivano il cielo, e un vento freddo soffiava

dalle montagne verso la riva del fiume.

Fiabesca si svegliò di soprassalto quando la pioggia inizio a

scendere copiosa, infradiciando tutto.

Lei e l’esserino trovarono riparo in una grotta, e li attesero che

spiovesse…

La pioggia e il vento durarono poco, ma quando tornarono

sulle rive del fiume del volersi bene, trovarono una sgradevole

sorpresa: la loro barca, la mitica “Lillalele”, era stata

seriamente danneggiata dalle intemperie!

Era necessario ripararla, ma l’unico modo per poterlo fare,

spiegò l’esserino a Fiabesca, era andare a recuperare un ramo

dell’albero gommagico, che si trovava in cima al “Sasrus”, una

piccola montagna nei pressi del fiume.

L’esserino le disse anche che solo lei poteva andare a prendere

il ramo, perché: “tua deve essere la volontà del tornare!”..

Fiabesca era molto perplessa: lei scalare una montagna ?

E poi come avrebbe fatto a trovare il magico albero, se non

l’aveva mai visto?

L’ esserino le disse che non sarebbe stato difficile trovare

l’albero, infatti era l’unico albero che cresceva sul Monte

Sasrus!

La nostra eroina era più tranquilla, e poi non vedeva l’ora di

tornare a casa: i suoi due bimbetti la stavano aspettando!!

Si preparò e partì per la cima del monte.La strada fu agevole, il sentiero ben segnato, e la pioggia

appena caduta aveva rinfrescato molto il clima, cosicchè

camminare risultava piacevole…

Ben presto Fiabesca si trovò in cima,al monte Sarsus davanti

all’albero gommagico.

Era un albero enorme, sembrava una vecchia quercia, ricca di

anni e di saggezza…

La nostra eroina era priva di accetta, e non sapeva proprio

come fare a staccare un ramo da un albero così possente…

Era ormai convinta che sarebbe dovuta tornare indietro a

mani vuote quando un barbagianni le si posò sulla spalla…

era un barbagianni molto particolare, aveva uno sguardo

familiare e rassicurante, e Fiabesca sentì subito di potersi

fidare di lui.

“Cara ragazza” le disse il volatile, “se un ramo dell’albero

vuoi prelevare, una parte della tua vita devi rimirare!

Appoggia le mani al suo grande tronco, digli ciò di

cui hai bisogno e guarda ciò che ti mostrerà!”

Fiabesca obbedì, nonostante infondo al suo cuore provasse

un’inquietudine profonda: aveva paura di ciò che l’albero

avrebbe potuto mostrarle…

Infatti ben si ricordava le dure prove che fino a quel momento

aveva dovuto affrontare in quello strano viaggio che si trovava

a percorrere…

Scelta però non c’era, e così appoggiò le mani al tronco e chiese

in dono un ramo… subito tutto intorno si fece scuro, e Fiabesca

rivide, proiettate in quel nero alcuni momenti della sua vita

veramente spiacevoli: rivide tutti i suoi parenti, dalla mamma

alle sorelle, intenti a rinfacciargli la sua fuga con

Garbistiano, si ricordò che qualcuno le disse, “se sei in questa

situazione è perché tu non hai mai voluto ascoltarci e

adesso hai due bambini e sei sola…”Fiabesca si senti morire, aprì gli occhi, aveva in mano il

ramo, ma non le importava:nulla, infatti si sentiva il peso

della colpa addosso, ed il ramo sembrava pesasse 100 kg…

Ad ogni passo verso la barca, ricordava il senso di colpa che

provava nei confronti dei parenti, che gli avevano voluto bene,

come lei aveva imparato in questo viaggio, e che lei aveva solo

saputo deludere:

Infatti da giovane era scappata con Garbistiano, in una grande

città, lontano dall’isola di Fantasilia e dalla sua mamma che

li abitava, creandole un dolore immenso… non solo, aveva

messo al mondo due piccoli bambini, meravigliosi si, ma ora

era sola, Garbistiano era lontano, e lei doveva arrangiarsi, ma

frana com’era… cosa mai avrebbe potuto fare!

Giunse alla riva del fiume in un mare di lacrime, raccontò

all’esserino dagli occhi color castagna ciò che era successo, e gli

disse che ormai a lei non importava più se la nave venisse

riparata o meno, anzi, forse era meglio che lei non tornasse

più a casa!!

Meglio per i suoi bambini, che sicuramente avrebbe deluso

come aveva deluso la sua mamma!

L’ esserino rimase stupito dalle frasi di Fiabesca… e le disse:

“guarda che non hai visto tutto quello che l’albero voleva

mostrarti: avevi gli occhi talmente chiusi dalle lacrime, e il

cuore talmente avvolto dal dolore che non hai guardato nel

dono che ti ha fatto l’albero: nel ramo! Guarda nel ramo!!”

Fiabesca non aveva affatto voglia di fare ciò che gli suggeriva

il buffo compagno di viaggio, ma era la prima volta che quell’

esserino le faceva un discorso così lungo, e, solo per

accontentarlo guardò dentro al ramo

All’inizio non vide niente, ma poi, man mano che si

rilassava, senti il suo cuore diventare caldo caldo, e vide: vide

che dietro alle parole anche dure della sua mamma e dei suoiparenti, c’era la preoccupazione e il rimpianto di non aver

potuto fare di più per lei, vide Garbistiano, e gli anni passati

con lui, anni ricchi di momenti belli e di amore, che aveva

dato frutto in Mirtilla e Giorgiele, i loro due splendidi

bambini!

Poi vide proprio i sue due frugoletti, a casa ad aspettare nel

letto il ritorno della loro mamma, fiduciosi che sarebbe

arrivata, che non li avrebbe mai lasciati, perché si sa

che per ogni bambino la sua mamma è qualcosa di unico e

speciale, e più di tutto hanno bisogno che lei ci sia presente e

forte al loro fianco!

Queste cose aprirono il cuore a Fiabesca, che sorrise come mai

aveva sorriso!

Il viso le si illuminò!! Ora sapeva perché era importante

riparare la barca, e tornare!

Sapeva qual era il motivo che l’avrebbe spinta ad affrontare

qualunque traversia questo strano viaggio le avrebbe

presentato: l’amore dei suoi bimbi!!

Consapevole di questo si avvicinò alla barca, e iniziò, assieme

all’esserino, i lavori di riparazione, e ogni toppa messa allo

scafo sembrava una toppa messa sul suo cuore!

Una toppa forte e resistente!!

Una volta terminate le riparazioni, Fiabesca si stese a riposare

sul prato pronta

l’indomani ad affrontare una nuova tappa di questo difficile,

ma meraviglioso viaggio!

Il gorgo

Nel paese del volersi bene si avvicinava il mattino, ma del

sole, che di solito faceva capolino dalle rosse montagne del

ricordo e con la sua luce delicata svegliava in maniera dolce

mamma Fiabesca e l’esserino dagli occhi color castagna, ancheoggi non si vedeva neanche l’ombra. Eppure la barca era stata

riparata e oggi era il giorno della partenza per il ritorno a

casa !

Grossi nuvoloni coprivano il cielo, e un vento freddo soffiava

dalle montagne verso la riva del fiume.

Fiabesca si svegliò di soprassalto quando la pioggia inizio a

scendere copiosa, infradiciando tutto.

Lei e l’esserino trovarono riparo in una grotta, e li attesero che

spiovesse…

Passato il temporale il fiume era molto agitato, ma non c’era

tempo da perdere, bisognava tornare!!

Navigare sarebbe stato molto difficile! E l’esserino disse subito

a Fiabesca che si sarebbe dovuta dar da fare…

All’idea della fatica Fiabesca si sentì male!! “Ma non si poteva

aspettare a partire??”

Si chiedeva tra sé e sé…

Comunque il viaggio iniziò… e tra corde da tirare, leve da

spostare ecc.. Fiabesca non ebbe il tempo di pensare troppo,

anche perché l’esserino continuava a “controllarla” (o almeno

così pensava Fiabesca), e quando qualcuno la controllava lei

faceva tutto quello che doveva, anche se controvoglia, e senza

capirne il senso…

Ad un certo punto però, la nave si trovo in mezzo ad un

gorgo…

L’esserino con gli occhi a castagna e la nostra eroina fecero di

tutto per tenere a galla la barca, e vi riuscirono, ma nello

sforzo Fiabesca cadde in acqua!

Subito fu presa dal gorgo che la trascinò giù…

Fiabesca cadeva, cadeva… sempre più giù… l’unico modo per

salvarsi era nuotare, faticare… ma per trovare la forza

necessaria l’unico modo era credere veramente che

ne valesse la pena… e Fiabesca non ne era affatto sicura…Si ripeteva “perché far fatica?, perché tornare? Mirtilla e

Giorgele sono si i miei bambini… ma quanto danno da fare!! E

i guarda casa che mi aspettano… pensano solo a controllarmi,

non fanno niente per me… perché tornare, perché fidarmi di

nuovo…” questo si chiedeva, e intanto affondava sempre di

più….

Arrivò a posarsi sul fondo… il cielo, visto da li era una luce

tremolante… era quasi una bella cosa lasciarsi andare, e non

pensare più, non fare più fatica… che in fondo in fondo non

gli era mai piaciuto… aveva sempre cercato di fare meno fatica

possibile e di darsi da fare solo se veniva controllata… come

durante questo tratto di viaggio, aveva faticato si per governare

la barca, ma solo perchè qualcuno la guardava!

Ora sul fondo del fiume poteva riposare, lontana dagli sguardi

degli altri, che da lei pretendono solo cose difficili, e che

spesso le dicono “cose cattive”…

Tutto sembrava ancora una volta ormai prossimo alla fine,

dopo tutto quel lungo

viaggio ma poi a Fiabesca vennero in mente gli occhioni dolci

di Giorgele e di Mirtilla, che l’aspettavano a casa, fiduciosi

che lei sarebbe tornata, e inaspettatamente sentì un calore

nascerle dal cuore e diffondersi in tutto il corpo…

I suoi bambini… le vennero in mente tutti i bei momenti

passati con i suoi bambini, cose che rendevano la vita degna

di essere vissuta, con anche le sue fatiche…Davanti a questi pensieri Fiabesca iniziò a risalire verso la

superficie, dapprima piano piano, poi sempre più

velocemente… i muscoli le facevano male come non mai,,, più

volte ebbe la tentazione di lasciarsi andare, ma con

l’immagine di Mirtilla e Giorgele in testa riuscì, per la prima

volta nella sua vita, a non cedere e a fare fatica “da sola”

senza essere controllata da nessuno…

Dopo un tempo che a lei sembrò infinito tornò in superficie e

poté finalmente respirare, l’aria che gli entrò nei polmoni era

dolce e fresca come mai prima d’ora!!

Si portò a riva dove l’esserino dagli occhi color castagna l’aiutò

ad uscire dal fiume, si cambiò e andò a dormire, soddisfatta

per quello che aveva fatto ma pensierosa…Aveva scelto di non mollare, di non fare fatica, ma questo

voleva dire mettersi in discussione giorno dopo giorno,

ascoltare gli altri, rivedere il modo con cui quotidianamente

affrontava la vita… e si, di strada da fare ne aveva ancora, ma

ora dentro di sé, aveva trovato la consapevolezza che la

riuscita o meno del suo percorso dipendevano SOLO ED

ESCLUSIVAMENTE DA LEI, che le persone intorno potevano

accompagnarla, darle una mano, ma che il grosso del lavoro

spettava a lei, e che ci sarebbe voluta una grossa

determinazione per farcela…

Questa responsabilità la spaventava enormemente, ma ora

sapeva che dentro di se aveva la forza per farcela!!

E che ce l’avrebbe messa tutta per lei e per i suoi

bimbetti!!

(Ivan Grassi Telefono 333-3622767)